Report: Chagall e il Mediterraneo (2a parte)


Come promesso continua il nostro viaggio all'interno della mostra Chagall e il Mediterraneo a Pisa. Dopo l'immersione nelle grandi tele, al primo piano di Palazzo Blu resta da visitare la sezione dedicata alla Grecia, che il pittore russo definisce una “terra disperatamente vuota se non fosse popolata di cielo, mare e luce”. Qui troviamo le illustrazioni per Dafni e Cloe a gouache e acquerello che Chagall realizzò per l'editore Tériade.

Torno al piano terra, non prima di aver ammirato per una seconda volta Yellow Clown, un dipinto in cui disordine e caos compositivo riescono per antitesi ad esprimere la purezza del soggetto rappresentato attraverso l'identità cromatica del giallo. Eccomi nella sezione dedicata alla Bibbia. Quadri come White Crucifixion rappresentano al meglio la visione di Chagall sulla religione. Un Cristo crocifisso da un raggio di luce occupa il centro di una scena di vita nell'inferno quotidiano. Soldati, briganti, fiamme e disperazione, il quadro è popolato di soggetti che sono indifferenti, che non considerano minimamente il messaggio del Salvatore.

Poi molti quadri che tracciano delle epifanie quasi fallimentari, in cui l'unico spettatore consapevole della magia del momento evocato sembra essere il pittore. Christ on the riverbank, Moses and the table of the law, Ressurrection on the riverbank, The fallen of the angel e la bella scultura del 1952 Maternity or Virgin and child, che ricorda nella semplicità dei tratti il nostro Modigliani.

La mostra prosegue e la sensazione è quella di sentirsi costantemente all'interno di una favola, più vera del vero. Nelle ceramiche e nei quadri ritorna il 'topos' dell'animale fantastico, protettore del segreto dell'amore, che sorregge e quasi ingloba gli amanti. Eccoci di fronte alle creazioni più folli e forse più lucide. There was a time when I had two heads, The horseman, Saint-Jean Cap Ferret, sono lavori forti e potenti.

Poi ancora scene di amanti sospesi, che vengono fuori dalle tenebre, per essere quasi protetti e abbracciati dalla luce. La mostra si conclude con una piccola rassegna dei collage di Marc Chagall, testimonianza finale del senso della libertà espressiva. Ma è il collage a venire piegato al suo stile. Chagall non si lascia prendere dal gusto per l'astrazione e l'ironia di Dada, ma piuttosto si mette a dipingere col collage, utilizzando inserti di stoffa e carta lucida per attirare il visitatore verso queste piccole miniature.

  • shares
  • Mail