Chinese love call


L'appuntamento di questa domenica con I diari di Nanchino di Massimo Canevacci è una piccola trilogia.

Tre brevi racconti in successione in cui i paesaggi e i volti della Cina, sullo sfondo dei festeggiamenti del 60° anniversario della Repubblica Popolare Cinese, si mescolano a un viaggio in compagnia di Sheila, la moglie del professore.

Teatro di "Chinese love call" è un parco nel centro di Shanghai, dove ci scopriamo a osservare un canto d'amore fra un uomo e una donna che arriva dall'antica tradizione cinese.

Chinese love call

A Shanghai - enorme metropoli che vuole cambiare sotto gli occhi dei passanti ogni giorno e su cui cercherò di tornare con altri sguardi - vi è la grande Piazza del Popolo, una volta espansa con un disegno unitario e ora tagliata da autostrade con flussi continui di traffico; sollevata da ponti che permettono ai pedoni di attraversare le sue diverse parti ora separate; illuminata da grandi schermi collocati sugli edifici tutt’intorno che emettono pubblicità continua. Ne derivano asimmetrici centri, sparsi nelle sue diverse zone-arcipelago: vi sono musei, centri culturali, spazi espositivi, sale per concerti, ingressi alla metro. E anche un giardino: il parco del popolo, appunto. E’ una domenica piena di gente, tanti bambini colorati, parchi giochi, palestre all’aperto di tai chi, semplici passeggi. La festa dei 60 continua, per cui si vedono coppie, famiglie o gruppi che si fotografano dappertutto, allegri e composti, persino giovani sdraiati sull’erba abbracciati. Insieme a Sheila, passo per un sentiero appartato che si insinua in un itinerario quasi solitario e che ci porta in un piccolo spiazzo dove ci si presenta – all’improvviso - una scena che mi rimarrà dentro per sempre. Poesia en pleine air. Intorno ad alberelli e fiori colorati, un uomo in piedi, sulla sessantina, vestito con discreto stile “popolare” (termine di cui capisco sempre meno il significato), canta a piena voce una canzone abbracciato alla sua donna. Un canto dolce a appassionato, un po’ triste ma sicuro, con una melodia che probabilmente appartiene alla tradizione dell’opera cinese … Un tipo di aria affine a quelle già ascoltate alla festa inaugurale della Cucn, dove a turno i professori si avvicendavano al microfono, in genere un uomo e una donna, per cantare questo tipo di duetti dai fraseggi finali acuti e in genere modulari, curvilinei. Mi sembra di penetrare in uno spazio privato rischiando - da vero inopportuno - di rompere questa scena idilliaca. Ma non è così: la donna – forse sulla cinquantina - è voltata verso di me, mi vede e sembra intimidirsi, abbassando il capo. Accenno a un sorriso e mi fermo a una discreta distanza stupito da questo inaspettato canto nel parco, che mescola pubblico-privato secondo prospettive inedite. Lei mi vede, fa un accenno di assenso col capo, come accettando – intuisco - la nostra stupita discrezione e poco dopo anche lei inizia a cantare. Risponde al canto di lui muovendo un braccio in largo, come per coinvolgere tutto quello che li circonda in questo canto d’amore, con il gesto finale di accompagnamento della mano e il tremore invitante delle dita. Sembra quasi una serie di canti in ottava, dove, sulla base delle ultime strofe, il partner risponde improvvisando variazioni sul tema. Ora lei tace e lui riprende di nuovo il canto, sempre con una enfasi discreta e ferma, muovendo a sua volta un braccio mentre l’altro stringe la vita di lei. Anche lui ci vede e rimane impassibile, continuando il suo fraseggio dolceavvolgente l’intera piccola radura del parco. Un pubblico attento di alberelli e fiori. Rimaniamo fermi, ammaliati dallo spettacolo e ascoltando il dolce canto d’amore. Le strofe si susseguono insieme ai due amanti-cantanti, forse una coppia di sposi che dopo 30 anni di matrimonio torna nel luogo del loro primo innamoramento. Non sappiamo bene cosa fare, se rimanere, sederci sul prato, ballare o, come quasi spontaneamente mi accorgo di fare, senza averlo deciso o scelto, mi inizia un movimento incontrollato di empatia umana e amorosa: a mo’ di saluto, batto le mani senza far rumore, muovo solo le dita per non disturbare o interrompere l’evento. Usciamo così lentamente, commossi dalla loro vista sonora e dal loro cantarsi reciproco note d’amore mescolate con i fiori colorati dell’autunno.

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