Il principe del Liechtenstein alla conquista dell'arte antica

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Il principe Johannes Adam Ferdinand Alois Josef Maria Marko d'Aviano Pius von und zu Liechtenstein, da solo, per il suo palazzo, ex-villa suburbana a Vienna - ora museo, aperto al pubblico - può spendere più della maggior parte degli altri musei nazionali europei. E' un Louvre che cammina, una Tate che dorme sonni di gloria personale e irripetibile.

La sua famiglia, dopo sfortunati eventi della seconda guerra mondiale, perse qualcosa come 1600 chilometri quadrati di proprietà e castelli, soprattutto in Austria e Moldavia. Ora, l'attuale principe è riuscito a tornare talmente in salute finanziaria, due generazioni dopo, che, non potendo annettere stati, ha deciso di conquistare dipinti.

Un solo uomo sta unificando dietro il suo nome, sotto il logo delle sue insegne, tele e colori di mezza Europa, dai tantissimi Rubens, all'unicità della Diana e ninfe di Hans von Aachen.

Dotato di un sottile e rigoroso senso degli affari, Hans-Adam, ma altrettanto napoleonico, concretamente sognatore, di chi sognasse di riunire un mondo per sempre diviso anche in politica nell'arco di una sola, intensissima vita.

Possedere la LGT Bank, con sede a Vaduz, gli sta permettendo di lavare l'onta che, nel 1967, suo padre dovette subire, quando fu costretto a vendere, per l'allora cifra record (cifra che ancora non si conosce precisamente), nientemeno che la Ginevra de' Benci di Leonardo.

Ho visitato il museo per la prima volta l'estate scorsa, e solo la vista della biblioteca tardo-barocca vale la pena di tornare a Vienna ogni volta che si può, e vedere il museo ogni volta talmente mutato che ci vorrebbe un feed rss principesco dal sito per tenere traccia delle sue continue novità (ecco qualcosa che ce ne può rende l'idea).

immagine | Giovanni Battista Moroni, Ritratto di Prospero Alessandri (fra le aggiunte recenti alla collezione)

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