Javier De Cea, riciclando la strada


Gli orizzonti di Artsblog sono sempre aperti e come sapete ogni tanto ci piace buttare uno sguardo un po' più in là, oltre i confini dei patri lidi. Due settimane fa mi era capitato di vedere alla Florence Art Factory l'artista cileno Javier De Cea.

Il suo lavoro mi è sembrato subito interessante perché porta all'interno dei confini della pittura la tecnica dell'assemblaggio e della ricombinazione di materiali raccolti per strada. L'universo urbano dell'advertising, della street art, della grafica, prendono nuova forma nelle sue tele e nelle sue performances. Sono riuscito a intervistarlo nel mentre si trovava a Madrid, preparando una nuova mostra per Alicante.

* In che modo ti sei avvicinato all'arte le prime volte, da bambino?

Ho iniziato a dipingere all'età di 16 anni, normalmente, a scuola. A quell'epoca in Chile nella mia scuola gli studenti potevano scegliere tra diversi indirizzi, umanista, matematico, scientifico e artistico. La mia scelta è stata artistico. Comunque ho sempre disegnato, mi divertivo a creare fumetti, riviste, cose del genere.

Javier De Cea
Javier De Cea
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* Raccontami qualcosa della tua educazione..
Dopo l'ingresso all'università nel 1990 a Santiago del Cile, decisi di studiare architettura. Al terzo anno mi sono reso conto che il tempo che avevo per dipingere era in diminuzione e così inizia anche a prendere lezioni di pittura. È stato allora che ho capito che quello che mi piaceva fare era la pittura e non la progettazione di edifici, piazze... Nel 1993 sono entrato all'Accademia di Belle Arti e dopo tre anni che mi trovavo male a studiare cominciai ad abbandonare la scuola poco a poco, tra l'accademia e il lavoro scelsi di andare a lavoro, da solo in officina senza darmi una spiegazione per quello che era stato giusto o sbagliato. In realtà soprattutto credendo che ciò che può essere insegnato nelle scuole d'arte siano piuttosto tecniche e non arte, e fu per questo che me andai prima del tempo. Io credo che l'arte è dentro di noi (tutti), il problema è come esprimerla e questo non viene insegnato, le tecniche sono semplici strumenti.

* Hai mai realizzato opere per strada?

La grafica dei fumetti mi è sempre piaciuta e i graffiti, anche se poche volte mi piacevano veramente, me la richiamavano all'attenzione. Io ho sempre dipinto in studio e non ho mai avuto la necessità di dipingere in giro. Se ti devo dire la verità, credo di aver fatto un solo graffito in tutta la mia vita. Più che realizzarli io quello che faccio è nutrirmene.


* Da dove vengono i tuoi quadri, dove li prendi?
La mia pittura te la potrei definire un campionamento pittorico dove mescolare i principi e le modalità della pittura dell'espressionismo astratto, del pop e della grafica di strada. I miei autentici mentori anche se non lo sanno sono Pollock, Twombly, Kline, Basquiat e Haring... tra gli altri.

* In che modo utilizzi i lavori degli artisti di strada? Come li raccogli? Fai una selezione?
Quando ricilo la strada lo faccio fotografando stencil o direttamente staccando disegni e adesivi che trovo in giro. La verità è che non mi interessa tanto la qualità di quello che riciclo. Mi piace avere a disposizione lavori magari brutti insieme ad altri più regolari e ben fatti per poterli contrapporre e creare nuove relazioni tra di loro, per dare veridicità al mio lavoro. Proprio questa diversità arricchisce il risultato finale del mio lavoro. Questo è ciò che mi interessa di più della strada, i dialoghi accidentali e, talvolta, non tanto accidentali che si verificano tra pubblicità, graffiti (adesivi, murales, stencil...) e la grafica di strada.

* Come ti poni nei confronti della geografia? intendo che relazione hai con i luoghi in cui hai vissuto?
Questo fatto di lavorare a livelli differenti arriva chiaramente dall'osservazione delle strade dove si possono apprezzare risultati fantastici quando per esempiosi tolgono dei manifesti pubblicitari e si mettono allo stesso livello cartelli di momenti differenti, che di accoppiano e formano un nuovo livello (flatten the image).

* A vedere i tuoi quadri mi sembra che ogni volta affronti un grande lavoro di copertura...

Questo è ciò che mi affascina, perché per me è un modo per registrare il tempo e per questo nel mio lavoro si apprezza il modo in cui lascio trasparire linee e macchie che letteralmente danno mostra di ciò che c'era prima, al fine di creare nuove relazioni atemporali.


* I tuoi lavori sono fatti a livelli...il tuo modo di creare a nulla a che fare con la modalità di creazione che offrono gli strumenti digitali?
Devo ammettere che inconsciamente il metodo di lavoro di Photoshop ha molto a che fare con il mio lavoro.

* Che succede a Barcellona? Com'è la scena artistica?

La scena dell'arte a Barcellona probabilmente è buona come nel resto del mondo. Ciò che modifica e distorce la scena artistica è piuttosto l'aspetto promozionale. Questo credo che appunto lo si faccia meglio nei paesi più ricchi. Se sono venuto a Barcellona e non a Londra, Berlino o New York è perché nell'equilibrio degli interessi in aggiunta alla scelta della scena artistica di cui far parte c'è sicuramente la qualità della vita.

* Come è stato il lavoro alla Florence Art Factory? Sei soddisfatto?
Del lavoro al Faf sono molto felice, è sempre gratificante lavorare con assoluta libertà e non ci credo che la cosa si rifletta nei risultati. Un saluto a te e tutti i lettori di Artsblog!

Javier De Cea
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