Performers. Figure del mutamento nell'estetica diffusa

Sto finendo di leggere in questi giorni "Performers. Figure del mutemento nell'estetica diffusa", il nuovo libro di Luisa Valeriani che riassume le ultime riflessioni sul suo percorso accademico e di ricerca nella definizione del performer come figura fondamentale dell'arte contemporanea.

La lettura della pagine è intensa e mi sta coinvolgendo su tematiche che cerco di esplorare selezionando opere d'arte, eventi, riflessioni teoriche che mi coinvolgono personalmente: in questi caso mi sono persino commossa. Vi riporto così un breve estratto dal libro (origine della commozione), che ne conclude l'itroduzione, sperando di approfondire con l'autrice alcuni argomenti che si stanno accumulando mentre scorro le pagine e su cui mi piecerebbe confrontarmi con lei.

Docente di Storia dell'Arte, Luisa Valeriani insegna dal 1999 Sociologia delle Arti e della Moda alla Sapienza di Roma, e dal 2009 Creatività e circuiti dell'Arte allo IULM di Milano. Si occupa di avanguardie, cinema, mode e consumi culturali in genere. Con Meltemi ha pubblicato inoltre "Dentro la Trasfigurazione" (2004).

Buona lettura.

[Foto in alto: Luisa Valeriani, profilo di Facebook. Scattata da Franco Speroni sul dispositivo predisposto da Miranda July durante la 53° Biennale di Venezia]

"Una foto scattata su uno di questi piedistalli di (Miranda) July è ormai da tempo l'immagine in cui si realizza il mio riconoscimento nel network, la mia identità virtuale. Mi ritrae in atteggiamento ironico e anche fisicamente performativo, in equilibrio instabile e quasi danzante: una specie di discobolo classico, non tanto spazializzante come Mirone però, quanto instabilmente pencolante come Skopas; una specie di statua vivente in omaggio a Piero Manzoni e alle modelle sui cui corpi apponeva la sua firma d'artista; una specie di pop model (come direbbe Patrizia Calefato), autoprodotta a bassa definizione, da contrapporre alle top model della standardizzazione mainstream; una specie di omaggio sorridente e malinconico alle battaglie libertarie della mia giovinezza, esibite come sogni perchè ancora da combattere, da difendere, da rilanciare. La scritta sul podio recita:

This my little girl. She is brave and clever and funny. She will have none of the problems I have. Her heart will never be broken. She will never be humiliated. Self doubt will not devour her dream.

Un avatar che è proiezione virtuale di desideri, sogno utopico-pedagogico per le generazioni future, atto cognitivo che si fa carne nelle mie quotidiane performance su Facebook. (pag. 28)"

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