Vivian Maier, fotografa di strada

Oggi si parla tranquillamente di street photography, fotografia di strada. Più che un vero e proprio genere un punto di vista, uno sguardo sulla vita in città che deve qualcosa magari all'urgenza del fotogiornalismo – racconto di cronaca e indagine sociale, ma utilizza anche certa libertà espressiva della fotografia d'arte. Un genere che mette al centro le persone, i luoghi dove vivono e lavorano.

C'è un autrice di street photography che è stata praticamente una sconosciuta in vita, per cominciare a farsi viva nelle mostre internazionali solo dopo la sua dipartita. Si chiama Vivian Dorothea Maier, è nata in America ma ha vissuto fino a 30 anni in Francia, per tornare poi a Chicago a fare la commessa e la baby-sitter. Nel corso della sua esistenza ha scattato quasi 150.000 fotografie, senza mai mostrarle a nessuno.

Soltanto in vecchiaia il suo lavoro di fotografa viene riconosciuto. Vivian Maier a 81 anni è infatti in una grave situazione economica, le pignorano alcuni mobili, fra cui un armadietto utilizzato per archiviare i negativi. All'asta “fallimentare” un giovane agente immobiliare di 27 anni di nome John Maloof compra l'armadietto per poche centinaia di dollari e scopre un tesoro di storie, che comincia a postare su un forum di Flickr. Quaranta anni di fotografie per le strade di Chicago, che raccontano da una parte un'umanità diffusa e vera, dall'altra la vicenda autobiografica della Maier. Quella di una voyeur che rivolge spesso verso di sé le sue attenzioni, una collezionista ossessiva, in dovere di documentare ogni passaggio della sua vita. E tutto ciò accade in una dimensione ossessivamente privata, nasconde le foto anche ai membri della sua famiglia e chiude a chiave la sua camera.

Dopo la scoperta di Maloof – che nel 2007 entra in possesso di quasi 2.000 rullini, cominciano le prime mostre - negli Stati Uniti, così come a Londra, Germania, Danimarca e Norvegia, e ci si muove per ricostruire un discorso critico post mortem. L'etichetta di fotografa di strada sta forse stretta alla Maier e semplifica eccessivamente il suo enorme corpus di lavoro. L'attenzione per i particolari, dalle ginocchia nodose di un ragazzo, passando per le pieghe dei pantaloni sulla gamba di un uomo, per arrivare alla gonna delle signore che svolazza al vento.

La Maier non utilizza un obiettivo zoom e ciò significa che ogni primo piano è scattato a massimo due o tre metri di distanza. A volte, si concede anche alcune pause di libertà, momenti di meditazione, linee d'ombra, cieli e fughe di edifici.

Vivian Maier - Maloof Collection

Vivian Maier - Maloof Collection
Vivian Maier - Maloof Collection
Vivian Maier - Maloof Collection
Vivian Maier - Maloof Collection
Vivian Maier - Maloof Collection
Vivian Maier - Maloof Collection
Vivian Maier - Maloof Collection
Vivian Maier - Maloof Collection

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