La Cappella Sansevero a Napoli è il museo più amato d'Italia

Napoli torna a far parlare di sè. Questa volta lo fa sfoderando una delle sue perle più belle e immacolate, uno dei suoi capolavori più silenziosi e perfetti. Immortale, delicato, luminescente, è il Cristo velato. Una scultura di incredibile bellezza, tanto da far aggiudicare al luogo che la ospita da tempo immemore, la Cappella Sansevero a Napoli, il primo posto tra i musei più amati dai viaggiatori di tutto il mondo.

Napoli esce a testa alta dalla classifica dei musei più amati del mondo firmata dagli stessi viaggiatori internazionali e recensita su Trip Advisor. Il Museo Cappella Sansevero di Napoli si guadagna un bel primo posto tra i siti dell'arte più amati in assoluto, scansando nomi di gallerie e musei italici di fama mondiale. Napoli torna ad essere sotto i riflettori d'Italia e del mondo, e stavolta non per temi scottanti o per scandali ecologici, ma per una sua perla nascosta, celata preziosamente, quasi segretamente, tra le mura di una città dalle mille facce.

Rapisce la bellezza del Cristo velato, scultura sacra che sfiora la perfezione del visivo, realizzata da Giuseppe San Martino nel 1753. Il capolavoro, riposa da tempi immemori al centro della navata della Cappella Sansevero, diventandone ormai icona e simbolo, parte integrante e essenziale.

Il Cristo velato è una delle opere conosciute più suggestive al mondo. Nelle intenzioni del committente, la statua doveva essere eseguita da Antonio Corradini, che per il principe aveva già scolpito la Pudicizia. Poi storia narra che Corradini morì nel 1752 e fece in tempo a terminare solo un bozzetto in terracotta del Cristo, oggi conservato al Museo di San Martino.

Raimondo di Sangro scelse come onorato un giovane artista napoletano, di nome Giuseppe Sanmartino, e lo incaricò di plasmare una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua.


Come nella Pudicizia, anche nel Cristo velato l’originale messaggio stilistico è nel velo, ma i palpiti e i sentimenti tardo-barocchi di Sanmartino imprimono al sudario un movimento e una significazione molto distanti dai canoni corradiniani. La moderna sensibilità dell’artista scolpisce, scarnifica il corpo senza vita, che le morbide coltri raccolgono misericordiosamente, sul quale i tormentati, convulsi ritmi delle pieghe del velo incidono una sofferenza profonda, quasi che la pietosa copertura rendesse ancor più nude ed esposte le povere membra, ancor più inesorabili e precise le linee del corpo martoriato.

La vena gonfia e ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e sulle mani sottili, il costato scavato e rilassato finalmente nella morte liberatrice sono il segno di una ricerca intensa che non dà spazio a preziosismi o a canoni di scuola, anche quando lo scultore “ricama” minuziosamente i bordi del sudario o si sofferma sugli strumenti della Passione posti ai piedi del Cristo. L’arte di Sanmartino si risolve qui in un’evocazione drammatica, che fa della sofferenza del Cristo il simbolo del destino e del riscatto dell’intera umanità.

Una leggenda interessa invece il velo del Cristo di Sanmartino. Da anni i visitatori hanno creduto alle voci sulle manipolazioni chimiche del velo, increduli e attoniti davanti al suo effetto trasparente, e si parlava di un processo alchemico di marmorizzazione voluto dal principe di Sansevero.

In verità, secondo gli esperti del Museo, non ci sono trucchi, il Cristo velato è un’opera d'arte interamente in marmo, ricavata da un unico blocco di pietra, come dimostrano i documenti risalenti a quegli anni e la texture inconsistente e impalpalbile si deve attribuire solo ed esclusivamente all'incredibile talento dello scalpello di Giuseppe Sanmartino.

Il popolo di viaggiatori di Trip Advisor premia Napoli anche con un altro museo che chiude al decimo posto: il Museo Archeologico Nazionale. Tra i parchi italiani preferiti il Parco Virgiliano di Napoli che si classifica al quarto posto.

Via | Il Mattino, Ansa

Foto | Sito Ufficiale Cappella Sansevero

  • shares
  • Mail