Fabio Mauri. Cinema, guerra e senso critico

Fabio Mauri -  Manipolazione di Cultura Si è inaugurata a Roma la personale di Fabio Mauri, protagonista dell’arte italiana negli anni sessanta. Un artista che mi interessa per la sua assoluta libertà espressiva.

La mostra presenta quasi tutte opere del passato in cui sono rintracciabili due temi fondamentali per l'artista: il cinema e il secondo conflitto mondiale.

Nella prima sala ci sono le “Manipolazioni di Cultura”, ingrandimenti di fotografie anni ’30, che illustrano le opere e i giorni dell’Italia fascista e della Germania nazista, completate da frasi che forniscono una chiave di lettura aspramente critica nella loro ironia ma che, in qualche caso, risultano un po’ scontate.

La mostra prosegue con gli “Schermi”, una sorta di diario, le cui pagine sono costituite da schermi cinematografici in formato mignon “luoghi di ogni possibile riflessione”, di cui l’autore fornisce solo il titolo, lasciando alla nostra fantasia il compito della proiezione.

La terza ed ultima sala, ospita una cassettiera proveniente dal carcere di Rebibbia, sulla quale viene continuamente proiettato “La ballata del soldato”, film russo del 1959 che il Morandini definisce “sincero nel formulare il suo messaggio pacifista”.

L’interpretazione di tutto ciò deve essere più che mai soggettiva se è proprio Mauri ad ammonirci di non accettare acriticamente i messaggi con cui la nostra “società delle immagini”, oggi come settant’anni fa, ci bombarda.

A Roma, galleria Il Ponte contemporanea, fino al 21 settembre.

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