L'Arlesienne, il soggetto che affascinò Van Gogh e Gauguin

Faccia a faccia tra due ritratti di Madame Ginoux, gerente del Café de la Gare di Arles, ispiratrice per eccellenza dell'arlesiana.

L'arlesienne per Van Gogh e Gauguin, Café de Nuit, Arles, 1888, olio su tela di iuta, 73 � 92 cm (28.7 � 36.2 in), Pushkin Museum L'Arlésienne, Madame Ginoux, P. Gauguin, 1888

Era una donna forte e decisa, eppure non priva di dolcezza. Così la descrivono i due grandi artisti che la immortalarono, consegnandola alla posterità avvolta nel costume tradizionale locale. Proprio tra i suoi tavoli transiterà una svariata umanità, ma anche il "fior fiore" dell'arte con due grandi maestri come Van Gogh e Gauguin. Prima l'impulsivo e sofferente Vincent, che appena arrivato in città alloggerà proprio da lei, e poi il secondo, invitato proprio da Van Gogh a raggiungerlo per realizzare un singolare progetto di “comune artistica” che naufrago' rovinosamente a causa delle note nevrosi di Van Gogh e dello scarso interesse di Gauguin, desideroso di raggiungere una la più pacifica dimensione esotica e tropicale della Polinesia, con le sue Vahiné.

Sarà proprio Van Gogh, in una lettera al fratello Théo, a descriverla con frasi ricche di suggestioni cromatiche, che lasciano pregustare l'atmosfera stessa della tela:

finalmente ho trovato un'arlesiana, una figura schizzata in un'ora, fondo giallo pallido, viso grigio, abiti neri, neri, neri, del blu di Prussia e nient'altro. Si appoggia su una tavola verde ed è seduta su una poltrona di legno tendente all'arancio.

L'arlesienne per Van Gogh e Gauguin, L'Arlésienne, 1888, olio su canvas, 90 � 72 cm, Metropolitan Museum of Art, Vincent Van Gogh

Perché furono entrambi a ritrarla nel 1888, Van Gogh ne l'Arlesienne, insieme ai libri che testimoniavano la coincidenza di valori tra l'artista e il suo soggetto, “La Capanna dello Zio Tom” e “I canti di Natale” di Charles Dickens e poi anche Gauguin, che la fissò col pennello molte volte, con gli spigoli del viso meno affilati e le fattezze più bonarie, ma sempre seduta, consegnandoci in particolare uno scorcio nel quale la si può ancora osservare, seduta ad un tavolo con tanto di sifone, bibita e stuzzichini in primo piano, gatto e biliardo con avventori sullo sfondo, in "Café de Nuit à Arles".
Una curiosità scoperta per caso proprio in questi giorni è che stranamente in Francia con l'espressione “c'est l'arlesienne” si usa riferirsi ad un qualcosa di tanto atteso, ma mai realizzato, ennesimo e finale omaggio ad una donna mitica, che incarna un topos impossibile da catturare nella sua autentica e completa essenza.

Via | musee-orsay.fr

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