Dall'Alto Adige le proposte di Christian Tommasini: cultura per lavoro e innovazione

L'alto Adige vuole essere un terra nella quale la presenza di tre culture non sia un problema, ma un'opportunità. L'Alto Adige fa il suo più grande investimento non su ponti o gallerie, ma nel settore della cultura ed è paradossale che di questo qualcuno possa lamentarsi.

Queste sono le parole che Christian Tommasini, Assessore alla cultura dell'Alto Adige in questi giorni ha dichiarato in contrasto con le vicende che stanno interessando da molti mesi il Polo Bibliotecario di Bolzano. Ieri in una conferenza nell'ITI Galilei di Bolzano sono stati tre i punti discussi. L'ultimo riguarda la creazione di posti di lavoro tramite la cultura che secondo Tommasini dovrebbe prevedere coworking, una modalità di lavoro sempre più diffusa che permette la condivisione tra liberi professionisti di spazi e spese e bandi per percorsi di impresa.

Vogliamo sostenere il coworking, mettendo a disposizione spazi aperti, dandoli in affitto a cooperative, ricercatori o altre realtà giovanili. In questi luoghi, dove si condivide il lavoro, sarà possibile far circolare le idee e creare progetti assieme. Questi spazi dovranno essere aperti a liberi professionisti, ditte individuali, start up che fanno fatica da soli a reperire le risorse necessarie

Il punto si lega bene alle discussioni della Giunta provinciale sulla creazione del Polo Bibliotecario di Bolzano,che prevede l'unione della biblioteca di lingua italiana, quella tedesca e civica della regione, simbolo dell'incontro delle culture sudtirolesi. Le difficoltà che si affacciano sono sempre nuove tra cui l'impossibilità, o il rifiuto di finanziare una parte dei soldi pubblici per la costruzione.

Tommasini tocca un tasto dolente e condiviso da tutti, politici e non: la cultura in Italia potrebbe vantarsi di avere una marcia in più e potrebbe essere alla base della vita economica. Fin qui nessun dubbio, se non infiniti dibattiti mescolati a buone intenzioni come quelle del ministro Bray.

La cultura in Italia è una Cenerentola senza la bacchetta magica salvifica: il Ministero dei Beni Culturali, giovane rispetto agli altri, è un Ministero di serie "D", le scelte prese in considerazione dalle istituzioni nascondono non pochi tarli gestionali, lacune sulla conoscenza globale della cultura e della domanda turistica. Per non parlare della questione se il sostegno alla cultura debba arrivare dai privati o dal pubblico. Usanza antica dei barbari, abbiamo capito oggi che costruire da zero è molto più "conveniente" del potenziamento di ciò che già esiste. Da una parte il Colosseo, esempio di un restauro privato, dall'altra Pompei esempio di grande menefreghismo. L'italia gode di tante consapevolezze ma rimane ancorata alle contraddizioni che non fanno che allontanarci dalla consapevolezza che la cultura è l orgoglio della società contemporanea e la speranza di giovani sempre più colpiti dalla disoccupazione.

Foto|Dailystorm.it

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