Maurice Nio a Milano per l'inaugurazione della sede distaccata del Centro Pecci

dark matter, maurice nio

L'architetto Maurice Nio è la firma internazionale del progetto di ampliamento del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, che domani 14 aprile inaugura la sua nuova sede distaccata a Milano in Ripa di Porta Ticinese 111, a partire dalla ore 18.

Lo spazio milanese è stato individuato in un plesso di archeologia industriale lungo i Navigli, con l'obiettivo di ospitare mostre e presentazioni e di accogliere una imponente collezione d'arte contemporanea italiana. Infatti, come spiega Marco Bazzini, direttore artistico del Centro Pecci: "Il vero motore del progetto di espansione del Centro Pecci a Prato e a Milano è la collezione permanente raccolta in oltre 20 anni. La possibilità di valorizzare le oltre 1.350 opere d'arte contemporanea, potendole esportare, è per noi un'importante opportunità".

All'inaugurazione verrà inoltre presentata la nuova opera/installazione di Nio, Dark Matter (foto in alto), mentre il 29 aprile sarà possibile incontrare l'architetto nell'incontro/evento in programma presso la sede milanese alle ore 18.

Ecco come Nio spiega il concept dell'istallazione in un testo introduttivo da lui scritto:

"Viviamo in un mondo che diventa sempre più trasparente. Siamo in grado di indagare misteri, segreti, di insinuarci nelle sequenze genomiche cancellando irregolarità, razionalizzando, appiattendo ciò che è diverso al punto da creare un'omogeneità tale da rendere trasparente ogni cosa e, contemporaneamente, ogni cosa oscena. Ne strappiamo i veli, lasciandola muta, cruda e banale. Una volta raggiunto il punto di trasparenza totale, ci troviamo anche in uno stato di oscenità totale. Se togliamo tutti i veli, non ci resta altro che la crudezza banale. La seduzione è sparita. Allo stesso tempo, però, abbiamo la consapevolezza che il 90% del nostro universo è composto da materia nera. E forse questa materia potrebbe essere la causa di tanti fenomeni incomprensibili. Di contro, l'ipotesi porta con sé che fortunatamente solo il 10% del nostro universo potrebbe essere veramente trasparente e osceno. La nostra ricerca si fonda sul tentativo di dare forma proprio a quel 90% in cui scorre l'unico, eppur ampio, residuo di purezza emotiva. Dare forma all'incomprensibile, a un linguaggio che intuiamo ma non riusciamo a decodificare. Restituire materia, plasmare l'implasmabile attraverso lo strumento della sineddoche. Così un ruggire, un cinguettare, un sibilare ci assorbono, comunicando a un livello superiore e inconscio. Quando poi questi suoni si ritirano striscianti nell'ombra, si confondono e contorcono tra loro fino a raggiungere un nuovo spettro visivo nella quadridimensionalità.

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