Virginia Ryan, I love you, allo spazio 1Opera di Napoli

“I love you”, un concetto semplice, per un'opera intensa.



Lo spazio napoletano 1Opera non dovrebbe esser nuovo ai nostri lettori affezionati. In questa piccola stanza aperta sulla strada al piano terra di Palazzo Diomede Carafa, a due passi dalla centrale P.zza Bellini infatti ci siamo già stati in passato, per ammirare un concentrato del cubano Malécon del fotografo francese Nicolas Pascarel. Ed è per queste ed altre intrinseche ragioni che ci piacerebbe tornarci anche a partire da giovedì 12 Settembre 2013 alle 18.00 (e fino al 13 ottobre 2013) quando la suddetta mostra a cura di Mariano Ipri, Giuseppe Ruffo e Pietro Tatafiore, aprirà nuovi orizzonti dal fascino esotico e composito dell'universo di Virginia Ryan:

Mille fotografie per altrettante vite, dal cuore dell'Africa all'Italia, fino ad arrivare al mondo intero: Virginia Ryan, artista nata in Australia ma anche cittadina Italiana, racconta di gente che negli ultimi vent'anni ha vissuto la propria vita a Grande Bassam in Costa D'Avorio, città di mare africana un tempo Capitale coloniale ed ora patrimonio dell'Unesco, attraverso una moltitudine di immagini reperite nelle tantissime boutiques fotografiche sparse per la città, che a causa della fine della pellicola analogica e l'arrivo del digitale stanno chiudendo i battenti: fotografie di nascite, matrimoni, eventi importanti o semplici ricordi, che accumulate nei depositi dei negozi correvano il rischio di essere perdute, trascinando con sé la tradizione stessa della fotografia, da sempre elemento fondamentale del tessuto culturale africano.

Sono sue le foto, inizialmente destinate a cadere nel dimenticatoio, nella spazzatura o in qualche falò, acquistate e messe insieme per restituire una visione completa e senza alcuna ombra di ciò che è accaduto a Grande Bassam dagli anni '90 al 2012. Immagini appese, che dondoleranno da lunghi fili tesi in orizzontale, "come piccole bandiere, a ricordare l'antica tradizione dei migranti e dei loro parenti di tenere dei lunghi lacci di spago - ognuno ad un'estremità, dal porto e dalla nave in partenza - che simboleggiavano un legame forte, che il viaggio non avrebbe spezzato".

Via | 1opera.it

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