Incantevole la scultura di Kounellis nell'Ex Pescheria di Trieste

Dal 7 Settembre nella sala centrale dell’Ex Pescheria di Trieste , il Salone degli Incanti, Jannis Kounellis espone una nuova scultura-installazione in una mostra personale a cura di Davide Sarchioni e Marco Lorenzetti, che fino al 16 Gennaio 2014 sancisce lo stretto rapporto dell' artista con la città di Trieste.

“Trieste” è un progetto in cui Kounellis è un tutt’uno con il territorio; capire l'opera è rispondere ai perché della sua lunga esperienza formale, qui interamente riconoscibile. Nella navata centrale di questa "Cattedrale del Mare" nata come Pescheria a ridosso del porto e attiva nel secolo scorso, Kounellis mette in scena una Deposizione, scrivendo il testo della “drammaturgia delle cose”. Il maestro dell’Arte Povera, utilizza per la scultura materiali già usati in passato come pietre, funi, legni vecchi, oggetti abbandonati privilegiando quelli relativi alla storia del luogo.Trieste, città amata fin da piccolo dopo un viaggio con il padre, ingegnere navale e il Pireo natìo coincidono: entrambe città marinaresche accomunate anche nell'immaginario di Kounellis dalla stessa atmosfera mitica e dal legame con il mare.

Perno centrale della scultura è il relitto di una barca in legno, adagiato, o abbandonato su 38 antichi banchi della pescheria, come lo scheletro di un cetaceo. L’oscurità dell'imbarcazione contrasta con il chiarore di una preziosa pioggia di pietre d’Aurisina tipiche del luogo, che annodate con funi una sotto l’altra sfidano la forza di gravità. Kounellis conosce bene la potenza dei materiali e anche qui dimostra una segreta confidenza con la pietra, che trasforma a sorpresa nell'"elemento fluttuante" per eccellenza.

L’installazione potrebbe trasformarsi in una performance se ci immaginassimo a sedere tra le 500 sedie in legno che l’artista ha allestito nella sala centrale rivolte verso il relitto, testimoni di un naufragio andato oltre, lasciato seppellire dalla Natura, o forse semplicemente dalla nostra testimonianza. Le sedie tradizionali sono ricoperte da un drappo nero che rendono più drammatica la scena. Preziosismo bizantino e pesantezza barocca, buio e luce si alternano in un solo sguardo, in cui il mare si riversa nella sala con un ritmo lento e tragico, a ricordarci il senso profondo di una civiltà lontana, che ha fatto del mare la propria forza e la propria debolezza.

Foto|retecivica

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