Donne di Brigitta Loch, una tedesca a Milano

Pittura scultorea e dimensioni del femminile in mostra allo Spazio Cortina di Milano.

Donne di Brigitta Loch | una berlinese a Milano, duo, foto Sara Rania

Hanno volti affascinanti e a tratti stralunati, le donne dipinte da Brigitta Loch. Sono immagini di corpi che si incastrano, e allo stesso tempo pupille rivolte verso le distese sconfinate del mare agitato. Sono "Donne" appunto, come indica il titolo della mostra organizzata a cura di Gemma Clerici e Andreas Kuhn presso l'Associazione Culturale Renzo Cortina, Via Mac Mahon a Milano, e visibile fino al 5 ottobre 2013. Un cube bianco nel quale le opere della Loch, originaria del Baden-Wurttemberg, a nord di Stoccarda, ma Berlinese d'adozione, riunisce soggetti "gettati in campo", esposti ai feroci desideri degli spettatori-voyeurs.
Composizioni in gran parte singole, con una sola eccezione doppia, che fanno delle opere dell'artista, riunite in collaborazione con Galerie Kuhn & Partner, con il Patrocinio del Consolato Generale di Germania, un percorso di ombre misteriose, nel quel immaginare non una, ma mille storie diverse, e almeno altrettanti finali alternativi.

La sua è una pittura scultorea, quasi tridimensionale, per le masse imponenti che dominano su grandi tele, un impianto delle figure michelangiolesco, tanto da parere le Sibille della Sistina in chiave tedesca. Il tema principale è quello della figura femminile, che occupa lo spazio senza lasciare trapelare nulla della condizione o della storia; un contatto a pelle con la materia sino agli inquietanti ritratti in bianco e nero, dove la pennellata è più sciolta e filante.
La celebre immagine della MELANCOLIA I di Durer è filtrata sino a noi, la ritroviamo nel distacco dal soggetto e nella posizione pensosa dei corpi, nella sognante immobilità delle donne: la pittrice elabora le proprie idee e rivive artisticamente le speculazioni filosofiche caricandole di tensione fantastica.

Donne di Brigitta Loch | una berlinese a Milano, panoramica, foto Sara Rania
Scenari che affondano in una formazione ibrida, costruita al confine tra l'Accademia d'Arte, l'Architettura d'interni e l'Ingegneria, con un surplus concettuale aggiunto da alcune esperienze lavorative a Singapore, negli Stati Uniti e anche in Italia, precisamente ad Avezzano dove, a partire dal 2010 la Loch conduce con Raffaela Hanke un progetto incentrato sulle applicazioni didattiche dell'arte con 327 bambini delle scuole elementari di Piolenc.

Foto Sara Rania. Tutti i diritti riservati.

Via | cortinaarte.it

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