Voyerismo, camere di sorveglianza e privacy: alla Tate Modern immagini rubate

Georges Dudognon - Greta Garbo in the Club St. Germain ca. 1950s - San Francisco Museum of Modern Art, Members of Foto Forum, 2005.200 © Estate of Georges Dudognon

Tema molto interessante quello proposto nella mostra Exposed. Voyeurism, Surveillance and the Camera, dal 28 maggio al 3 ottobre alla Tate Modern di Londra. Una panoramica di immagini rubate, ottenute senza l'autorizzazione/consenso dei personaggi fotografati.

Non è un fenomeno solo odierno, piuttosto è una moda avviata alla fine dell'Ottocento, a cui non si sono sottratti grandi fotografi come Brassaï.

Con immagini rubate, non si intende però solo la foto scattata al personaggio famoso, ma anche alle vittime della guerra, riprese senza che ci sia un reale consenso da parte loro (come i bambini della guerra del Vietnam, che scappano dopo gli attacchi al Napalm).

Il sesso e le celebrità rimangono comunque il soggetto dominante, di un'esposizione che comprende un'ampia gamma di immagini (in totale 250). Tra le vittime: Liz Taylor, Richard Burton, ma anche JFK assassinato e una Paris Hilton in manette. E a scattare queste foto, nomi celebri come quelli di Guy Bourdin, Henri Cartier-Bresson, Philip Lorca DiCorcia, Walker Evans, Robert Frank, Nan Goldin, Lee Miller, Helmut Newton e Man Ray (non proprio comuni paparazzi).

C'è poi la questione delle immagini rubate per ragioni di sicurezza, quelle di cui tutti siamo vittime (CCTV). E tutti quegli scatti che girano nella rete, da You Tube a Flickr.

Sicurezza, voyerismo, libertà di stampa. Ognuno ha le sue ragioni per scattare.

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