Intervista a Eric Yankher, pop artist dalla feroce ironia sul contemporaneo


Se apprezzate il post-pop, l'ironia dissacrante di Banksy e le nuove leve dell'arte; facilmente apprezzerete Eric Yankher. Viceversa è possibile che lo odierete. Di sicuro uno che dichiara "preparo una mostra come un comico prepara uno show" ha tutta la mia simpatia per il contributo che dà nel mettere in discussione lo statuto "assolutamente" alto dell'arte. Residente a Los Angeles, Eric ne è evidentemente influenzato a livello di immaginario: tanto che Hollywood e lo star-system appaiono spesso come temi nei suoi lavori.

Nelle sue incursioni dissacranti, armate di un'ironia a volte frontale a volte allusiva. Yankher seziona la continua perdita d'innocenza del mito americano, non fermandosi di fronte a nulla. Così la famosa immagine di Britney Spears rasata nel suo più celebre momento di follia, diventa la A di L.A. come vedete qui sopra oppure una serie di immagini ripetute del ciclista Lance Armstrong (colpito da un cancro ai testicoli qualche anno fa) alludono alle lettere mancanti di Testicle.

Chiaramente debitore a Warhol, alla grafica pubblicitaria, al pensiero postmoderno e alla street art; la pittura, le grafiche e i collage di Yankher pagano il loro tributo a tutte queste influenze attraverso il loro lato più surreale che emerge quando, come in Light Reading, Eric mette in mano un libro di Woody Allen a un Geronimo preso di peso da un vecchio western. Dopo il salto trovate alcuni estratti tradotti da una bella (e decisamente sui generis) intervista che gli ha dedicato il sito Fecalface, sempre attento alle nuove tendenze dell'instant art contemporanea.

Fecal Face: Una cosa che ho notato subito è che quasi tutti i tuoi lavori in 2d sono molto grandi. Sembri in grado di ottenere un numero abbastanza impressionante di dettagli. Come ti approcci a questi giganteschi fogli bianchi?

Eric Yankher: Più ampio è il dipinto, più facile viene il perfezionarne i dettagli. Mi piace il fatto che il mio lavoro mantenga l'impressione di essere semplice, ma in realtà ci dedico un sacco di ore. Come diceva Chaplin: "l'arte sta nel nascondere la fatica".

FF: Nel tuo lavoro ci sono un sacco di riferimenti all'immaginario pop contemporaneo, come li scegli considerata la gran quantità di spazzatura che questo produce?

EY: Preparo le mie mostre con un cabarettista prepara il proprio show. Mi faccio ispirare da qualunque cosa - anche dalla mia biancheria sporca se capita. Il fatto che una larga porzione del mio lavoro sia orientata a Hollywood credo dipenda dal fatto che passo la mia vita a "L.A. land".

FF: Immaginati come un prestigioso critico d'arte tra qualche anno. Come descriveresti il movimento artistico attuale?

EY: Come fece Jasper Johns (nel 1965, circa): "Prendi un oggetto. Facci qualcosa. Facci qualcosa di diverso". Oggi però lo attualizzerei così: "Cerca qualcosa su Google. Cerca qualcos'altro. Modifica il tutto con Photoshop".

Il resto dell'intervista lo trovate su Fecalface.

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