Antony Gormley - Critical Mass: 60 sculture al De La Warr Pavilion

Antony Gormley - Critical Mass - De La Warr Pavilion

Dai tetti di Londra a quelli di New York al tetto del De La Warr Pavilion. Antony Gormley sembra inarrestabile, con la forma di sé moltiplicata in ferro per il mondo. E in contemporanea.

Infatti Critical Mass, l'esposizione a De La Warr, Bexhill on Sea, East Sussex, Inghilterra, è visibile da maggio fino ad agosto contemporaneamente a quella di New York.

Si potrebbe pensare ad un tema ripetitivo, ma dopo aver visto le sculture in diverse occasioni, trovo che ogni volta, esposte in contesti diversi, riescano ad esprimere concetti diversi.

Antony Gormley - Critical Mass - De La Warr Pavilion
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Quelle di N.Y. non le posso vedere, ma quelle in Inghilterra non le ho perse. Fortuna vuole tra l'altro che il tempo ieri fosse particolarmente bello, e questo non ha fatto che potenziare l'esperienza. Il progetto, pensato la prima volta per una stazione ferroviaria in Austria e legato al tema del genocidio, è stato ricontestualizzato in questa occasione per esprimere più cose. Si tratta di 60 sculture in cui si ripetono 5 calchi e 12 posizioni diverse dello stesso artista (accovacciato, inginocchiato, seduto, sdraiato, in piedi), per mostrare il movimento di un essere umano.

Il titolo, Critical Mass, si riferisce al concetto utilizzato in fisica nucleare, applicato in campo sociale. Significa quindi il livello necessario di densità che permette a qualcosa di trasformarsi. Nel caso specifico, i corpi sembrano essere caduti rispetto a quella che è la loro posizione naturale. Questo vuol dire che qualcosa è accaduto, un trauma, un incidente provocato da un'azione violenta contro la massa (in origine l'idea era legata al genocidio, oggi si può pensare al terrorismo). La sensazione che si ha, osservando l'insieme delle sculture, è che la massa cerchi rifugio, riparo da qualcosa che la spaventa. E quasi a seguire un istinto naturale, si schiaccia sul pavimento, si accovaccia o racchiude su se stessa. C'è anche un secondo significato, meno apparente del primo, legato agli ambienti urbani in cui noi occidentali viviamo, dove gli spazi che ci separano, hanno lo stesso valore degli spazi che ci contengono.

L'ambientazione di De La Warr, è stata scelta da Gormley per due ragioni. Da un lato perché riprende le radici moderniste inglesi. Le sculture si trovano sul tetto del padiglione disegnato da Erich Mendelsohn e Serge Chermayeff, il primo edificio a seguire le radici del Modernismo in Gran Bretagna, aperto al pubblico nel 1935. Dall'altro per rendere drammatica la visione nello spazio di queste forme scure e pesanti, che si scagliano contro lo sfondo balneare della cittadina (ieri assolato, normalmente cupo).

La società che seguì all'epoca i lavori di costruzione, la F J Samuely, ha seguito anche la disposizione delle sculture di ferro, onde evitare con il loro peso, possibili danneggiamenti alla struttura.

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