Newspeak: British Art Now. Alla Saatchi Gallery una nuova generazione di artisti - parte I

Ha aperto da due giorni, ma in realtà se ne parla da molto prima.


Newspeak: British Art Now, è la nuova scommessa di Charles Saatchi in fatto di arte. La mostra londinese raccoglie infatti circa 20 artisti che potrebbero essere la risposta degli anni post-00 alla YBA degli anni Novanta. Divisa in due parti, Part One questa che si è appena aperta, chiude il 17 ottobre. Part Two si svolgerà dal 27 ottobre al 6 gennaio 2011.

13 anni sono passati dal 1997, anno di Sensation, periodo di tempo che può voler dire molto o poco. Per la Gran Bretagna sono stati sicuramente anni di svolta in fatto di politica, economia e arte. Ma oggi non siamo più nell'era laburista di Blair e Brown; non è più la Cool Britannia; l'economia non è più così solida. Il mondo è diverso così come la natura di questi artisti. Non provengono dalla stessa scuola, la Goldsmith (a malapena si conoscono), non sono eccessivi e non hanno neanche lo stesso stile, la stessa età, le stesse esperienze. Ma una cosa accomuna tutti loro, YBAs e post-YBAs, il fatto che entrambi i gruppi, abbiano mosso i primi passi in un momento di crisi (e forse non è un caso che Saatchi abbia scelto proprio questo momento). La YBA è vero che è esplosa tra la metà e la fine degli anni '90, ma si era formata alla fine di un periodo di grande crisi, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta. E questo unico fattore che li accomuna, può essere molto importante.

E dopo aver visitato la mostra, non posso che essere d'accordo con l'ex guru della pubblicità per la scelta degli autori e delle opere. Una mostra che mi è piaciuta davvero molto.

Installazioni, scultura e pittura, che più che puntare allo scandalo, colpiscono con un approccio critico più sottile. Figli di questa cultura mediatica, alcuni degli artisti criticano il sistema dell'apparire e dell'accumulo, ma in modo nascosto.

Le opere sono disposte in 12 sale, e per molti degli autori, sono esposti più lavori. Ma a dire il vero, il primo segnale positivo si ha all'ingresso esterno del museo, dove sotto il portico svetta in alto una figura. E' quella del bambino ingordo di palloncini, la cui troppa avidità di possesso l'ha portato via...Realizzata da littlewhitedead è simbolo, più che dei tempi moderni, della natura dell'uomo.

La prima sala è interamente dedicata a Karla Black, che con tre installazioni di cellophane, carta e pellicola mista a pittura, accoglie la visuale dei visitatori. Sono forme astratte che, al di là del senso di protezione che possono evocare, suggeriscono un grande lavoro fisico da parte dell'artista. Questa stanza ha colpito i miei sensi in modo positivo, facendomi sperare per il meglio.

La seconda sala vede i lavori di Hurvin Anderson e Daniel Silver. Al primo appartengono 5 dipinti di grandi dimensioni che si riallacciano all'idea del ricordo, della memoria e della storia. Gli ambienti ritratti sono di tipo domestico e la pittura gioca tra forme astratte e figurate. Bellissimo il dipinto Untitled (Beach Scene) del 2003. Silver invece impiega materiali e sculture scartate, trovate a Pietrasanta, Carrara, con cui crea nuove opere. Le forme sono in alcuni casi classiche in altre totemiche. Molto attuale il suo modo di intendere l'arte, come riutilizzo di materia e di idee.

La terza sala è quella dove si raccolgono i lavori più critici nei confronti della cultura dei media e della società dei consumi. Simboli che un tempo avevano un valore morale, svuotati del loro significato sono recuperati per scopi commerciali. Da qui la fusione, realizzata da Scott King, del ritratto di Che Guevara con Cher. Fantastico. E poi Matthew Darbyshire, che in modo provocatorio rimpacchetta oggetti di design dallo stile omogeneo, chic, di marca, a cui tutti aspiriamo.

Ma visto il numero dei protagonisti, si continua con la parte II nel post successivo.

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