A Roma un nuovo graffito di Borondo sulla vetrina di un' ex banca

Borondo sa riservarci gradite sorprese anche nel tragitto per le strade del centro, che ci portano verso un'abituale giornata lavorativa. Nonostante si sia conluso il festival romano di street art l'Outdoors 2013, da quando ha scelto Roma come città per vivere, possiamo sperare di vedere la sua firma ovunque per la Capitale.

Questa volta (e non è un caso), Borondo non predilige la periferia, ma il centro di Roma: via Nazionale. Da una parte l'imponente Palazzo delle Esposizioni, dall'altra una sfilza di attività commerciali molte delle quali cedono il posto alla "crisi". Chiusa è anche un'ex banca, di cui Borondo ha usato la vetrina per il nuovo murales in trasparenza dal tocco graffiato, o meglio arrabbiato.

Con uno sguardo all'ultimo graffito nella periferia di Roma per il MAAM dal titolo Piedad, o quello a Cotignola sulle balle di fieno, capiremo quanta voglia abbia di sperimentarsi, sfidando la transitorietà della sua arte, che rischia di sparire ad un solo soffio di vento. Il graffito di Via Nazionale anche se ha un' impostazione classica da Le Tre Età, è un interessante esempio di Street Art che coniuga tecnica, sperimentazione e visione creativa. Dei tre uomini nudi fatti nascere graffiando la vernice bianca, colpisce l'intensità dei gesti, della posa e dello sguardo. Hanno volti rassegnati ma disperati come i Poveri in Riva al Mare di Picasso. Sono i nuovi "uomini-adamo" contemporanei, denudati, (ahimè) di ogni speranza.

Pesantezza e leggerezza, si alternano nei graffiti di Borondo che usa colori terrosi dai forti contrasti per alcune opere, come appunto Piedad e vernice bianca e poco compatta per i vetri, così rarefatta da rasentare la trasparenza. Le immagini dei "Nuovi Adamo" (probabili alter-ego del soggetto che guarda fisso l'osservatore), si confondono con il nostro riflesso, che diventa per magia più consistente.

Facile perdersi nelle interpretazioni dal sapore esistenziale. Accorrete, perchè rimarrà "gratis" fino a nuova apertura della prossima attività, a meno che non lo si voglia salvare!

Foto| Artsblog (E.S)

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