Multimedia and Audiences Profiling: M.A.P. - Intervista con Silvia Giachello


Sono molto contenta di presentarvi per questo inizio di settimana la densa intervista con Silvia Giachello, dottoranda in beni culturali del Politecnico di Torino, danzatrice e fotografa con la quale esploreremo M.A.P (Multimedia and Audiences Profiling), un piccolo gioiello prodotto dentro i nostri atenei (qualche volta accade).

Il progetto nasce presso New Media Lab dell’Università di Torino, grazie ad un co-finanziamento della fondazione CRT e con la supervisione scientifica del prof Giulio Lughi, con l'obiettivo di sperimentare nuovi linguaggi per la conservazione di eventi artistici e culturali legati al multimedia. Il risultato è una mappa concettuale, un archivio espandibile e navigabile per parole chiave, come vedrete andando sul sito. E sempre dal sito potrete notare la qualità del materiale raccolto che, pur allontanandosi dai format classici di servizio tele-giornalistico, necre ne conserva lo stile impeccabile e la compattezza. Il lavoro è inoltre frutto di un equipe fatta tutta di studenti-tesisti di DAMS e MULTIDAMS.

Infine Silvia, una delle cui altre passioni è viaggiare, ci racconta come presto partirà alla volta di un paese non occidentale (non sappiamo quale per adesso) a continuare la sua ricerca in un contesto culturale differente. Potrebbe essere l'occasione di ritrovarla di nuovo su questo blog per discutere riflettere sulla sua esperienza.


- Silvia Giachello, brevi presentazioni con ArtsBlog

Sono una dottoranda in Beni Culturali del Politecnico di Torino (Comunicazione Valorizzazione e Territorio) e seguo progetti di ricerca sul multimedia all’Università di Torino. Sono anche fotografa (www.holywood.it), viaggiatrice e danzatrice. Mi sono occupata per anni di eventi, sia dal punto di vista della documentazione che da quello dell’organizzazione, in diversi contesti.

- MAP. Cos'è e come nasce il progetto. Ce ne parli un po'?

M.A.P. (Multimedia and Audiences Profiling) è un progetto nato presso il New Media Lab dell’Università di Torino, cofinanziato dalla fondazione CRT, che, nel corso dell’ultimo hanno, ho curato e coordinato con la supervisione scientifica e la grande disponibilità del Prof. Giulio Lughi.
Ci ha mossi la volontà di sperimentare linguaggi nuovi per la documentazione del panorama culturale e artistico legato al multimedia, alla ricerca di una possibile affinità formale fra il materiale documentario e l’oggetto da documentare, e dunque, contemporaneamente, del significato stesso del fare documentazione attraverso i nuovi media.
Per fare questo ho voluto allontanarmi dal blog o dal servizio telegiornalistico, strutture formali che, in maniera differente, restano chiuse in se stesse: la prima perché si pone prevalentemente come narrazione lineare e in tempo reale degli eventi, la seconda perché propone un oggetto che rimanda solo a se stesso per offrire in maniera estremamente sintetica e generalmente spettacolare e accattivante un’esperienza complessa. Mi sono dunque avventurata alla ricerca di una forma in grado di restituire l’evento nella sua complessità, sia emotiva che concettuale, che fosse nel contempo sufficientemente elastica da poter accogliere, nel corso del tempo, nuovo materiale, trasformandosi in una sorta di archivio espandibile.
Il risultato (www.newmedialab.unito.it/map.htm) è una mappa concettuale, dove la navigazione dei contenuti avviene per parole chiave, visualizzate spazialmente sullo schermo, e dove il materiale raccolto durante gli eventi (interviste e riprese di backstage) viene frammentato e restituito in brevi clip audiovisive che si richiamano l’una con l’altra nella resa del senso complessivo, ma in grado di offrire una compiutezza di significato anche se consultate singolarmente.
L’aspetto grafico e visuale è stato curato particolarmente, cercando un’essenzialità delle forme per l’interfaccia, e lo spazio visivo del video è stato utilizzato anche per offrire informazioni di tipo didattico/esplicativo pur cercando nell’insieme una comunicazione ludica e dinamica con l’utente sia per quanto riguarda l’interazione con la mappa sia per il montaggio dei materiali.
M.A.P. si propone dunque sia come strumento di approfondimento ludico-didattico offerto al pubblico del multimedia, sia come strumento di visualizzazione cognitiva dei flussi di conoscenza che creano e sostanziano gli eventi.

- Conservare un evento: cosa significa e quali sono le problematiche da affrontare? Il tema è affascinante.

Forse è necessario distinguere fra la necessità di conservare gli elementi che compongono un evento al fine di poterli riprodurre, problema che riguarda principalmente le istituzioni museali, e la documentazione in senso ampio, che può essere di sostegno alla prima esigenza ma che si deve occupare, a mio parere, anche di restituire la complessità, sia cognitiva che emozionale, dell’esperienza nel suo insieme.
Il panorama culturale in cui siamo immersi ci mette sempre di più di fronte a processi più che ad oggetti, e non solo nel campo dell’arte elettronica o dell’arte contemporanea in genere, ma anche in quello del marketing, della pubblicità e della produzione industriale, mentre forse è ancora poco diffusa la consapevolezza che gli oggetti sono frutto di processi molto complessi, e che la comprensione dell’oggetto risiede dunque nella compressione del processo che lo forma.
Se al fine della conservazione intesa come riproducibilità dell’oggetto, dunque, si rende necessaria una descrizione dettagliata e schematica del processo messo in atto per realizzarlo, la restituzione cognitiva di un evento è una questione forse più delicata dal punto di vista epistemologico. Ed in questo senso la documentazione non può che essere interpretazione.
Se vediamo l’evento come un territorio da esplorare e la documentazione come sua descrizione interpretata per chi non ha potuto farne esperienza diretta o per chi l’ha attraversato e volesse comprenderlo più a fondo dobbiamo progettare una mappa, ovvero una rappresentazione cognitiva del territorio, proiettando la sua complessità sulla superficie di un piano navigabile.
Come ogni mappa cartografica è insieme astrazione e interpretazione funzionale del territorio, una mappa documentale non può che essere selezione e interpretazione dell’esperienza, del flusso degli eventi.
Con M.A.P. ho scelto di rappresentare il territorio come superficie bidimensionale da esplorare, dove i millepiani della complessità si aprissero l’uno dentro l’altro oltre la superficie della rappresentazione, come nello stemma sullo scudo di Agilulfo (il cavaliere inesistente di Calvino), sia per proporre al viaggiatore innanzitutto una visione complessiva del territorio, rendendo immediatamente evidente allo stesso tempo l’operazione di astrazione effettuata sulla realtà, sia per offrirgli la possibilità di effettuare un percorso personale attraverso il materiale documentario, di avere cioè un’esperienza esplorativa che richiami quella del visitatore nello spazio complesso degli eventi.

- Piemonte Share Festival. avete fatto un lavoro gigantesco. Ci racconti questa esperienza e come avete costruito l'equipe e chi ne ha fatto parte? È bellissimo che degli studenti abbiano partecipato ad un progetto del genere, impegnandosi direttamente nella produzione (e post-produzione)...

Sì, è stata decisamente un’esperienza straordinaria.
La chiave della sua riuscita penso sia stata l’idea di sfruttare le opportunità offerte da un percorso di ricerca istituzionale per costruire un’occasione allo stesso tempo produttiva e formativa per gli studenti, che hanno risposto con curiosità e grande desiderio di mettersi alla prova. Il lavoro in equipe richiede disponibilità al confronto e un maggiore impegno di risorse, anche solo in termini di tempo ed energie dedicate, ma porta, a mio parere, a risultati efficaci e completi sotto tutti i punti di vista, sia personali che progettuali.
Siamo riusciti a coinvolgere attivamente nel progetto un folto numero di studenti che, anche grazie alla generosa cooperazione delle organizzatrici del Festival e di tutti i loro collaboratori, hanno potuto fare esperienza diretta degli aspetti produttivi e organizzativi di quanto studiano a livello teorico nel proprio percorso accademico.
Due tesisti DAMS e MULTIDAMS sono stati coinvolti negli aspetti progettuali della produzione (Massimiliano Leone) e della programmazione flash (Guglielmo Girello) e altrettanti hanno collaborato in fase di post-produzione (Francesco Mussi e Mirko Berti); abbiamo attivato sei tirocini sul lavoro di produzione (riprese video e assistenza alla produzione) mentre una collaboratrice esterna si è occupata della grafica per l’interfaccia (Giulia Baldin). Abbiamo inoltre organizzato, in collaborazione con il Festival, un workshop per gli studenti della magistrale. In tutto sono stati coinvolti 20 studenti fra DAMS e MULTIDAMS!

- Infine progetti per il futuro: ti/vi vedremo impegnati in nuove sperimentazioni?

M.A.P. nasce con l’ambizione di essere un osservatorio/laboratorio sul multimedia e le audiences, con l’obiettivo dunque di acquisire ed elaborare nuovi contenuti come forma di monitoraggio sul presente e le sue trasformazioni, ed evolvere, di conseguenza, anche dal punto di vista formale.
Personalmente, poi, ho intenzione di continuare la mia indagine attorno alle questioni teoriche e metodologiche della documentazione di eventi e processi, ed esaminare, sviluppandola anche dal punto di vista progettuale, la funzione delle mappe visuali per la restituzione cognitiva dell’esperienza. A breve farò anche un viaggio di ricerca fuori dall’occidente, in caccia di tracce interessanti nel confronto con una storia culturale differente sugli stessi temi…

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