Bilanci sulla prima Festa dell'Architettura a Roma


Mi ritrovo a fare il bilancio sulla Festa romana dell'Architettura dopo una settimana intensa di cui avrò modo di raccontarvi degli stralci interessanti. Ecco dunque le mie impressioni da chi ha vissuto dall'interno questo evento a partire dalla conferenza stampa.

Partecipazione, densità e dispersione. Il primo dato riguarda la vasta partecipazione delle città: ancora in questa settimana gli eventi collaterali (in tutto circa 70) continuano a vivere attraverso mostre ed esposizioni. A fronte di ciò, l'evento ha forse sofferto di una certa dispersione: una giornata di inaugurazione all'Acquario Romano, conferenze al MAXXI e all'Auditorium e infine i due giorni di festa presso la Pelanda/MACRO TEstaccio. Probabilemente concentrare gli eventi "main" della Festa in una sede unica, mantenendo ed avvalorando la formula eventi collaterali, sarebbe funzionale a dare una percezione di densità e un punto di riferimento unitario per chi attraversa e vive l'evento.

Nodi, Sguardi, Forum: la riflessione teorica. Alrissimo il livello di presenze e di riflessione teorica proposta dalla Festa, fra mondo accademico, architetti di rilievo, filosofi e artisti fra cui ricordo Sten e Lex (questa volta presentatisi al pubblico a volto scoperto), Serge Latouche e un ampio dibattito sulle prospettive della metropoli digitale che ha introdotto temi non canonici per il mondo dell'architettura classica, dimostrando una notevole apertura da parte degli organizzatori. C'è da chiedersi se l'obiettivo di cotruire un"Index Urbis", un indice di problemi, tematiche e sfide a cui la città di Roma dovrà rispondere sarà perseguito in forma processuale e dinamica, con uno sforzo congiunto di istituzioni, università, professionisi e società civile: sarebbe senz'altro una vittoria. Una piccola nota: giugno non aiuta la partecipazione degli studenti che hanno finito l'anno accademico e si praparano agli esami. Un loro coinvolgimento nello sviluppo e costruzione della Festa sarebbe stato senz'altro significativo.

Spazio pubblico. Arrivo ad un argomento forse critico. Un elemento che è mancato probabilmente alla festa è un intervento nell'archiettura urbana, essere e intervenire dentro la città. Penso ad installazioni pubbliche disseminate in luoghi significativi e di passaggio della metropoli che concretizzassero il dibattito sulla città in forma fisica e direttamente accessibile. Un auspicio e uno stimolo che lancio per le prossime edizioni.

Il mio bilancio finale è quello di un evento significativo e di peso in una città come Roma che su diversi livelli sta cercando di porsi e di trovare una sua identità come metropoli contemporanea. Un dimattito in cui la voce dell'architettura e dell'urbanistica non può monacare.

Analizzeremo nei prossimi due post due ultimi aspetti della Festa: l'incursione dei movimenti per la casa di venerdì 11 giugno e le due installazioni presenti alla Pelanda, Geografie ExtraVaganti e Atlante di Roma.

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