Focus Abitare. Retroscena sull'incursione dei movimenti per la casa alla Festa dell'Architettura: da Multivercity, ai grattacieli di Alemanno al Corviale


Inquadrare l'azione dei movimenti per la casa che hanno fatto incursione venerdì 11 giugno scorso durante la conferenza "Abitare Roma, cambiare le periferie" richiede un po' di tempo, perchè diversi sono i piani e i vettori che si sovrappongono.

Innanzitutto i soggetti dell'azione: avevo promesso di capire . Ad accendere la miccia il collettivo universitario di Architettura dell'Università Roma 3 "Multivercity". Il 17 maggio scorso un gruppo di studenti occupa il padiglione 14 del Mattatoio, attualmente abbandonato ma agibile, rifunzionalizzandolo con l'obiettivo di realizzare laboratori, percorsi di autoformazione, riciclo, autorecupero e riqualificazione dello stabile, spazi artistici ed espositivi. Dopo 10 giorni, il 27 maggio una lettera del preside di Facoltà Cellini pone fine all'esperimento, saldando i cancelli del padiglione.

L'imminente festa dell'Architettura diventa il palcoscenico perfetto per porre all'attenzione pubblica il problema, intrecciandosi alla più vasta e urgente emergenza abitativa della capitale. Studenti e movimenti per la casa trovano un terreno comune nella rivendicazione degli spazi: sociali e abitativi. L'obiettivo puntuale dell'azione è ottenere un colloquio con il preside della facoltà, pena l'occupazione a oltranza della Pelanda con le relative difficoltà di far proseguire l'evento. Cosa che avviene, ma gli esiti del colloquio non sono evidenti. Agli "Afflitti" la promessa di un nuovo incontro pubblico dove le loro voci trovino spazio ed espressione. Anche di questo poche certezze.

Gli Afflitti della festa della Architettura




Infine il terzo piano: la polemica sul convegno Archistar e sugli Stati Generali (ancora rimandati), su Roma per le Olimpiadi del 2020 e sulla costruzione di grattacieli a Roma che ha inffiammato i giornali vedendo un Alemmanno deciso ad abbattere lo storico tabù del Cupolone: una skyline finora sempre rispettata. Gli striscioni recitano il no ai grattacieli (con lo slogan "Roma non è New York), rivendicando case popolari, attenzione al verde contro le colate di cemento, timori espliciti per la speculazione edilizia. Se la posizione di Alemanno è sostenuta dai Beni Culturali tramite il sottosegretario Giro nell'idea di porre fine allo sviluppo caotico della città "verticalizzando", le cose sono incredibilmente complesse e i pareri discordanti. Il Vaticano, tramite il cardinale Cheli, sembra preoccupato che ciò non si traduca in palazzi di 30 mt alle soglie di S. Pietro e che i progetti riqualifichino gli spazi. Da parte dell'ass. alla cultura Croppi (giunta Alemanno) arriva la proposta di un contro-referendum: che parlino i cittadini e dicano la loro. Teodoro Bontempo, neo ass. alla casa della Regione Lazio (La Destra), che appena eletto ha dichiarato senza mezzi termini un obbiettivo politico di portata epica (abbattere il Corviale), è invece categoricamente contrario: i grattacieli lasciamoli alle isole, per Roma va bene l'architettura tradizionale; i problemi urgenti delle periferie sono infrastrutture, servizi e cablaggi e così via.

Francamente, che si parli di architetture verticali o orizzontali, l'orrore più grande nelle nuove periferie (oltre all'estetica e alla scarsissima attenzione in termini di eco-progettazione), sono i quartieri dormitorio: parcheggi per unità produttive che intorno hanno il nulla. E mi chiedo come sia possibile misurare in termini puramente quantitativi (la lunghezza o la larghezza per l'appunto), lasciando fuori l'unico elemento importante e determinante: stratificare e diversificare classi mischiando le funzioni (università, musei, biblioteche, scuole).

Vi lascio con uno stralcio del discorso dei movimenti per la casa durante il convegno e con le previsioni di un bellissimo libro, Shadow Cities: la visione di un futuro distopico in cui la maggior parte della popolazione urbana è destinata a vivere in squat per far fronte alle emergenze abitative ed economiche del prossimo futuro.

È del tutto possibile che saranno proprio gli squatter a offrire soluzioni abitative (economiche e sociali) alle metropoli del futuro e che forse dovremmo iniziare a imparare da loro, guardando con occhi (molto) attenti a questi fenomeni.

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