BP Portrait Award 2010: tra ritratti e polemiche, si è aperta la mostra alla National Portrait Gallery

BP Portrait Award 2010

Si è aperta ieri alla National Portrait Gallery di Londra, la mostra per il BP Portrait Award 2010. Sono esposti 58 lavori (selezionati su un totale di 2177 partecipazioni internazionali, record assoluto) inclusivi dei tre finalisti per il premio.

Tornerò sull'argomento mostra, appena l'avrò visitata, ma questo post è l'occasione per sottolineare un argomento che vede coinvolto il problema inquinamento con le arti.

Si è aperta infatti l'esibizione non senza polemiche, visto il nome dello sponsor del premio, BP, la multinazionale coinvolta nel disastro ecologico nel Golfo del Messico. Le due lettere BP, mi hanno rimandato subito all'evento, ancora prima di leggere la notizia della mostra. E come me immagino la maggior parte dei lettori. Questo episodio sta già avendo conseguenze, e in G.B. ci si aspettano proteste nelle principali gallerie e nei musei più importanti, in cui è coinvolto il brand. E dato che la BP (insieme alla Shell) ha un peso rilevante in quanto ad aiuti economici donati all'arte (per fare nomi, gli istituti che usufruiscono degli aiuti sono the Royal Opera House, Tate Galleries, British Museum, National Portrait Gallery, National Maritime museum e il Science and Natural History museums), ci si aspetta un'estate di fuoco.

Sono già nati movimenti di artisti attivisti, come Greenwash Guerrillas e sostenitori di Greenpeace propongono mostre alternative. Cantanti di vario genere non vogliono più come sponsor la BP.

Difficile per le istituzioni culturali, distanziarsi o prendere una posizione contro la BP, dato che gli aiuti sono sostanziosi (anche se non ci sono dati ufficiali). E il momento per rinunciare a questi soldi non potrebbe essere peggiore, visti i tagli da parte del nuovo governo (nel tentativo di ridurre il debito pubblico).

Quindi che fare, rinunciare ai soldi che permettono programmi culturali interessanti? I musei e le gallerie non ci pensano proprio. E gli artisti sono disposti a rinunciare a questi aiuti? E il pubblico è disposto a vedere impoverito il panorama artistico? Si parla così bene delle arti inglesi, ci si vuole rinunciare? O si è disposti a pagare cifre elevate per ogni esibizione, e non entrare più gratuitamente?

Triste vedere quello che succede nel Golfo del Messico, ma fastidioso vedere il comportamento di artisti e politici che non cercano altra occasione che mettersi in mostra, per proprio fini, e fare gli ecologisti. Gli aerei con cui si spostano, le case esageratamente immense che abitano (con i relativi consumi), lo staff inutile che si trascinano dietro, le sostanze chimiche/plastiche che si iniettano nel corpo, si alimentano grazie ad energia pulita?

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