Francis Alÿs, grande mostra alla Tate Modern

A Story of Deception - Francis Alÿs - Tate Modern

Non avevo mai visto uno dei suoi lavori, ma da ieri, Francis Alÿs è entrato nella mia lista di artisti preferiti.

Personaggio particolare, gran camminatore e narratore di storie, Alÿs nasce in Belgio come architetto, per trasferirsi poi a Messico City. E qui diventa artista d'azione. Perché i suoi lavori comprendono azione, che vedono lui stesso come protagonista o centinaia di partecipanti. Racconti epici, ambientati in grandi paesaggi naturali.

La mostra alla Tate di Londra, visibile fino al 5 settembre, è molto vasta. Comprende una quantità di lavori considerevole, inclusa una novità, e si concentra soprattutto sui video (da vedere uno per uno, dall'inizio alla fine). Qualche dipinto e scultura, ma molto meno interessanti rispetto ai corti.

I temi sono quelli dell'emigrazione, dei confini, dei problemi economici, politici e sociali di alcune regioni (vengono toccati paesi come il Messico, il Perù, Panama e Israele). Tutto trattato con una visione particolare a cui non sfugge l'ironia.

Il titolo della mostra, A Story of Deception, prende origine da un lavoro realizzato tra il 2003 e il 2006 in Patagonia, dove è filmata l'immagine di una strada senza fine in un deserto. Il caldo che scioglie l'orizzonte e l'illusione che sembra far vedere una fine che non arriva, allude al processo di modernizzazione del Messico e dell'America Latina. Una promessa mai realizzata. La si aspetta ma non prende mai forma. E allargando ad un concetto più generale, la si può estendere alla disillusione di cui tutti, in un modo o nell'altro, prima o dopo, siamo vittime.

Oltre a dare il titolo, l'opera introduce allo spirito della mostra, che, per chi transiterà alla Tate Modern, non va persa (senza dimenticare il lavoro The Green Line, Ambulantes e Paradox of Praxis - Sometimes Doing Something Leads to Nothing).

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