I bunker d'arte di Matthias Schönweger

Oggi, grazie al Turismo di Merano, vi portiamo alla scoperta dell'opera di Matthias Schönweger, con i suoi castelli verso l'inferno che crescono nel sottosuolo del Sud Tirolo fieramente opposti ai tanti castelli che svettano verso il cielo sui fianchi delle vallate.


Mathias è un tipo particolare, lo capirete da soli vedendo le foto nel seguito del post: nel corso degli anni, ha comperato dalle Istituzioni una trentina di bunker della guerra, e li ha resi delle gallerie d'arte personali, un mondo pazzesco con una sua logica perfetta, chiuso al pubblico ad eccezione di rarissime occasioni, una delle quali capitata a noi settimana scorsa.

Purtroppo, o perfortuna, era rimasto senza corrente uno dei quattro bunker che formano il ciclo dedicato al Cuore: sono questi i suoi lavori più nuovi, che ispirano anche un corposo volume illustrato che ha pubblicato nel 2009 in edizione limitata da Merano Arte. Così siamo stati in un bunker dove l'artista ha lavorato di allestimenti per otto anni, per continuare la storia di uno dei 350 bunker sudtirolesi smilitarizzati e chiusi dal 1990, poi venduti come "campi di patate". Questo è nato nel 1938 quando Mussolini temeva un'invasione di Hitler, fresco dell'annessione austriaca. Nel 1943 la nostra strana galleria d'arte diventa un magazzino di medicinali nazista: particolare simpatico, perchè per dieci anni nel dopoguerra, il paese di Pacines non ha avuto bisogno di nessuna farmacia dato che le provviste abbondavano...

E' una storia strana da raccontare per un turista come me: Matthias nei bunker ci scendeva da bambino, e poi non ha saputo resistere alla tentazione di prendere in carico, come artista, questi spazi perfetti per la riflessione e per esprimere le cose che l'Arte vuol dire nonostante il mondo faccia orecchie da mercante. Ok, scendiamo nel sottosuolo con una citazione di questo strano autore: "L'arte brutta è bella, è come la vita, cerco di rispettare le due facce della medaglia".



Gli alberi sono la materia di cui sono fatti i libri. Ecco le prime avvisaglie di Matthias, sul sentiero che scende all'ingresso: siamo nella natura e si parla di quello. Si presenta così il Professore, lauerato in linguistica comparata per poter stare a cavallo di un mondo bilingue come quello sudtirolese. Le parole son solo giochi, molto più divertenti dei libri di scuola. E poi, dove giocare meglio che nel silenzio del bosco?



Mi appoggio alla natura. Bisogna girare dietro alla pianta per capire: c'è un'enorme opera d'arte che si regge sull'albero.


Arte bruta allo stato puro. Frattaglie raffazzonate, monnezza: il primo approccio non mi lascia ancora presagire cosa ci aspetta sottoterra. Procediamo...


Il capofamiglia. Siamo davanti all'ingresso, il tronco è la prima opera che mi colpisce al cuore: le scimmiette appese fanno tenerezza, appese al loro albero genealogico come fosse una mamma - cosa altro ci può dare più senso che la nostra famiglia e il nostro territorio? Un tronco spezzato come un avo che resta grande anche passata la vita.


Matthias ci apre le porte del suo mondo privato, fino a qui tutto sembra quasi normale...


Buttato lì per terra, il primo di tanti giochi di parole che costellano il bunker, per mettere alla prova il visitatore: è impossibile non fermarsi almeno un istante, in questa atmosfera totalmente abbandonata al tempo.


Perchè le slitte? In tedesco è un modo di dire, significa prendersi in giro. Bilancia in mano, Matthias ride di gusto!


Tempus fugit. E poi, una volta fuggito, che ne è del tempo? Ma certo! Viene qui nel bunker e si accatasta, ammonticchiato come tante sveglie rotte.

rotter teppich

Qua diventa impossibile seguire l'artista. Sarà forse l'angolo del bel tempo andato? Perchè il cartello parla di tappeti rossi, saranno mica quelli della monarchia? O forse quelli del comunismo, anche lui le ha prese sonoramente dai battipanni della storia.


Sì, qualcosa di politico c'è nell'aria. Tappeti rossi e Stati d'animo, tutto torna come nella più perfetta follia. Basta un solo senso per un'opera d'arte? Ma certo che no, sarebbe uno spreco, carichiamo di significati qualsiasi cosa, e poi lasciamoci cadere sopra i fiocchi d'intonaco marcio d'umidità. E' così che va la vita qui...



E qui mi ritrovo con un mondo di ritardo, piccolo piccolo. Con Tanti mi suonava bene come Contanti. Uh, materialista! Che lezione di umanità!


Torna il tema della guerra, il corridoio è pieno di soldati e nella garitta una svastica motorizzata, quattro lame di falce girano per mietere vittime innocenti.


Seguiamo il primo di molti percorsi piastrellati di piccole bilance da casa. Cosa vorrà dirci Matthias? L'installazione del bunker si fa più densa e impenetrabile.


Scendiamo nella pancia della mamma, un utero pensato per la guerra: alcuni dei bunker ospitano oggi eventi d'arte e cicli di concerti, quattro sono dedicati al Cuore forse proprio per sublimare questo karma militare che ritorna di continuo. Fascisti che costruiscono bunker per proteggersi dalla paura di un tradimento dell'alleato nazista... brividi di storia qui sotto nel fresco dei sotterranei.


Angoli come questo mi ricordano la credenza piccolo borghese in salotto: piena di ceramichette e argenti. Ogni anfratto dei corridoi ha un suo allestimento. Qui si mescola la festività natalizia con qualcosa di decadente: un omaggio a chissà cosa, che abbellisce un angolo dove torna fuori di prepotenza l'anima del bunker con le sue colate di umidità verde e malsana. Va bè, facciamoci strada al piano di sotto.


Siamo nel cuore del progetto, e qui sembra di trovare situazioni più personali, sempre un pò difficili da interpretare ma interessanti. Ecco il cartello col palindromo, il Graal di qualsiasi giocoliere della linguistica. E cosa ti combina l'artista: ecco, una prigione per conservare gelosamente tutti i giocattoli dell'infanzia. Qui ci sono molti dettagli intimi, anche nella stanza successiva il tema è quello della nascita. Gli spettri della guerra e del regime finalmente lasciano respirare un pò l'artista.


C'è anche questo piccolo angioletto che ci protegge un pò in questo livello del bunker, dove siamo alle prese con la nascita e la fanciullezza, con il sesso e la vita. Metà disegnato, metà cavatappi: Matthias lo illumina per noi, un momento solo.


Lo scaffale del Lager Regal ci restituisce una delle anime di Matthias, quella di hoarder, collezionista compulsivo di cose strambe e inutili. Incapace di separarsi dalle proprie unghie e capelli, gelosamente conservati da decenni in questi barattoli. Ma poi, se il gioco dell'Arte è quello di rovesciare la realtà, perchè dovrebbe esser sbagliato conservare quello che tutti buttano via?


Voglia di imprigionare e controllare, ma anche tutto l'opposto. Ecco i lucchetti: Matthias ne compera da sempre in tutto il mondo, li colleziona ma solo a metà: la chiave o il lucchetto resta nel luogo d'origine, e lui si porta dietro l'altra componente della coppia, giù nel bunker, la centralina di controllo di questi invisibili fili di contatto col pianeta mondo.


Il bunker straripa di opere, otto anni di lavoro. Qui una Ferrari mostra il sedere, irriverente davanti allo specchio.



Mai vista una trattoria così, in un cestello.



Siamo in uno dei punti emotivamente più forti del nostro tour: ecco lo scaffale delle Barbie. Chiaramente stanno scopando alla grande, e il gioco di ombre cinesi nel buio più totale lascia qualche ombra di eccesso e violenza in quest'orgia di personaggi scappati da casa Mattel.


Sorpresa! Matthias ci apre una porta e sbuchiamo nel tunnel della ferrovia: i militari fermavano il treno al sicuro nel tunnel, e facevano carico/scarico di materiale al riparo da occhi indiscreti. Una boccata d'aria insperata.

Abbiamo appena passato la sala della culla: qui sta un altare in pietra, perfetto, sormontato da una culla vuota. Il bambino è scappato. L'artista erompe a gran voce in un canto tedesco, ci spiega poi che è una ninna nanna. Intanto noi abbiamo visto in faccia la follia, e temuto per cinque secondi che il raptus poetico degenerasse ancora in violenza pura. No, perfortuna era solo un canto di amore per il bambino della culla.



Risaliamo, nell'altra ala, al piano superiore. Qui l'atmosfera è molto bella, è la parte di bunker sopra al livello del terreno circostante, si respira aria di casa e la luce è quella naturale delle finestre. Bellissimo questo angolo con gli uccellini e gli angeli, un'esplosione di oro e colori dopo le profondità un pò claustrofobiche del piano più profondo.



La scala per salire porta una collezione di memorabilia del fascismo: ritratti, lettere di guerra, sinistre zucche di Halloween. Sul lato, i gradini sono pieni di caffettiere moka: il senso mi elude, forse un richiamo vigile alla razionalità umana, che non si addormenti creando mostri trentennali.



Ready-made e Man Ray: passata la stanza da letto, eccoci nel guardaroba del Signore: cappelli su tutte le pareti per rappresentare il decoro e l'eleganza dell'uomo maschio. Sotto l'asse da stiro un ferro da stiro nascosto ci svela il segreto citazionista: Il Regalo diventa un gioco di parole sulla figura della vagina dentata - il rapporto tra i sessi ha le sue complessità da esplorare ed esplodere.



Particolare a sè, il quotidiano come opera d'arte, la storia contadina che prende lo spazio che le è dovuto nella narrazione del bunker. Ecco una pala da letame altoatesina: elmo nazista convertito all'uso pratico. Niente significati ulteriori, l'oggetto emana un'aura di vita concreta e laboriosa.


Gaudeamus. Chiaramente non ci sono certezze per il domani, se non quella di finire come il teschio di bue con la sua bella corona mortuaria. Lì accanto, un cespo di macchine fotografiche, il tentativo estremo di sopravvivere a se stessi per vivere qualcosa di più del momento presente.



Sì, pericoloso Matthias, entrare nel tuo bunker è stato molto meglio di un ciclo psicanalitico. Grazie! Ars in toto!


  • shares
  • Mail