Fake-in-China. Intervista a Massimo Canevacci


Come promesso ecco l'intervista di Massimo Canevacci che ci presenta Fake-in-China. Sapete dal post precedente che il professore è in partenza per il Rio delle Amazzoni. Gli ho così rivolto tre domande concise che ci permettessero di scoprire insieme gli elementi essenziali del libro e soprattutto come fosse cambiata rispetto alle quelle pagine pubblicate su questo blog.

Innanzi tutto Fake-inChina uscirà con la casa editrice Brasiliense, fra i maggiori gruppi editoriali brasiliani, e sarà in libreria nel prossimo semestre. In Italia il libro a quanto pare uscirà in una particolare versione "in realtà aumentata", come ci spiega Massimo, senza però entrare nei dettagli. Staremo a vedere. Il diario iniziale si è arricchito di molti nuovi elementi: chat con un'amico, narrazioni al limite della fiction, foto di una Cina inedita, frammenti di vita emotivi e personali. Una scrittura ibrida fatta di un remix di stili che stuzzica il professore nello sperimentare nuovi modi di racconto etnografico anche nel futuro.

Infine il titolo affascinante e che francamente non mi aspettavo. Vi lascio alle sue parole per scoprirne il senso.

Buona lettura

[Foto in alto: Massimo Canevacci, dalla puntata "Il Pianoforte di Taiwan"]

- Il tuo "diario" arriva in libreria: con chi pubblichi e quando uscirà il libro.

Il libro esce nel prossimo semestre in libreria qui in Brasile dalla casa ed. Brasiliense. In Italia, sto lavorando insieme alla neonata FakePress per un'edizione particolare del libro in realtà aumentata. Una sperimentazione su piattaforme digitali, a cui si affiancherebbe una partnership con un editore tradizionale per l'edizione cartacea del volume. Anche io mi muoverò da qui per aiutarli.

- Molti lettori di Artsblog hanno già seguito il tuo viaggio in Cina: come si è trasformato quel diario di viaggio pensato per i tuoi amici in un libro e cosa è cambiato? Ci descrivi brevemente la struttura del libro?

Il libro è diventato una specie di montaggio tra stili diversi. Le riflessioni sul viaggio si incrociano con tentativi di penetrare il contesto cultura-consumo-comunicazione più in generale, con una lente focalizzata sugli aspetti fake, su cui parlerò dopo. Poi ci sono mie storie personali che normalmente non pubblicavo, molto emotive, trascrizioni di alcune chat con un amico, narrazioni fiction o quasi, molte immagini che offrono una cina inedita. Insomma, la Cina è vicina non più per una politica rivoluzionaria, ma per un processo incredibile di mutazione che ha pochi esempi nella storia di cui ho potuto cogliere solo alcuni lati superficiali, di una superficie che spero sia a volte profonda e sempre appassionata. Questo mescolare stili di scrittura narrativa e compositiva differenti è una delle cose che mi ha impegnato di più e che vorrei continuare in futuro per un modo diverso di fare etnografia.

- Ultima domanda e ti lasciamo al tuo viaggio in Amazzonia: il titolo e bellissimo e mi è risultato inaspettato. Perchè fake-in-Cina?

Fake-in-China perchè il concetto di produzione in genere usa il termine inglese di made-in Italy o in Brazil oppure per l'appunto in China. Solo che questo aspetto del "fare" sta diventando meno significativo rispetto all'uso che la parola inglese riesce a diffondere con fake: infatti, per me fake, riprendendo una tradizione sull'arte e un celebre film di orson welles (F for Fake), è un mix di falso/vero, dove è inutile riprodurre le classiche e dicotomiche domande. Per questo un prodotto cinese è falsovero tutto unito, sia in tante architetture di tipo performatico sia e soprattutto nella diffusione di prodotti che le tecnologie attuali permettono di riprodurre senza dover chiedere i diritti del copyright. Insomma, la Cina è un gigantesco e spontaneo copy-left, dove il left non ha alcuna connotazione "politica" classica o, viceversa, è la politica contemporanea. Si pensi a Berlusconi che riesce a interpretare il fake in una maniera seduttiva per una quota di pubblico, cioè di elettori-audience e purtroppo o meglio secondo una infelice tradizione italiana anche per industriali e religioni cattoliche. Per tornare in Cina, il processo iniziatico di ora è la transizione dal made al design-in-china. E quando questo processo si realizzerà compiutamente (come per ora con Baidu di Robin Li), la sensazione è che per l'Europa rimangono poche scelte da poter praticare. Un continente vecchio pieno di storia e di arte da visitare come un enorme museo all'aperto. Ovviamente fake...

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