Marcel Duchamp. L'arte come metodo per capire la vita, la vita come opera d'arte

"L'opera d'arte vive, dal momento in cui è stata creata e realizzata, una cinquantina d'anni, sessanta, non si può dire quanto, poi l'opera muore. Però in quel momento entra nella storia dell'arte. Quindi la storia dell'arte non comincia se non dopo la morte dell'opera, mentre finché l'opera vive, o per lo meno nei primi cinquanta anni della sua vita, c'è una relazione con le persone che vivono nello stesso periodo e l'anno accettata, rifiutata, discussa. Quando qualla gente muore, muore anche l'opera. In quel momento è la storia dell'arte ad avere inizio (...) Mi sono servito della pittura, mi sono servito dell'arte per stabilire un modus vivendi, una specie di metodo per capire la vita, cercare cioè per il momento di fare della mia stessa vita un'opera d'arte, invece di passarla a creare quadri e sculture. Ora penso si possa usare il proprio modo di respirare, di agire, di reagire agli altri (...) si può trattarli come un quadro vivente."

Marcel Duchamp, 1966

NB: continuiamo con questa citazione il dibattito aperto col "L'arte e il faschion design secondo Issey Miyake", per interrogarci sul senso dell'opera d'arte contemporanea e sulle relazioni con il consumo, la produzione, lo stile di vita, la performance. Vi ricordate ad esempio la celebre partita di scacchi fra Duchamp e Cage giocata nel 1968?

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