#500NO: sabato 11 gennaio 2014 i lavoratori dell'arte in piazza a Roma

La protesta dell'Associazione nazionale archeologi (Ana) per dire no a '500 schiavi'

Sappiamo tutti quanto il lavoro degli archeologi sia importante e fondamentale, in un Paese come l'Italia, che vanta un patrimonio culturale di inestimabile valore - e che tutto il mondo ci invidia -. Purtroppo, come spesso accade, sempre nello stesso Paese (che detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco, ovvero 49 siti), non si dà troppa rilevanza alle professioni, definiamole così, 'artistiche'.

Il 7 dicembre scorso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha pubblicato il bando "500 giovani per la Cultura", che prevedeva uno stage formativo di 12 mesi per 500 laureati under 35 presso gli istituti, siti e musei statali, con un compenso lordo annuo di 5000€. Ma, a causa di alcune proteste, il Ministro Bray ha modificato i termini del bando:

- portando da 110 a 100 il voto minimo per accedere alla selezione
- eliminando l'obbligo di certificare la competenza linguistica
- introducendo la possibilità di un periodo di assenza di 15 giorni per motivi di studio (con l'eventualità di sospendere fino a 3 mesi il tirocinio per impegni di studio)
- riducendo a 600 il numero di ore annue per le attività di formazione

L'Associazione nazionale archeologi (Ana) ha quindi deciso di far sentire la propria voce. Leggiamo nel manifesto:

Al di là delle modifiche dei termini del bando, è tuttavia la stessa impostazione del decreto Valore Cultura che rischia di penalizzare la tutela del nostro patrimonio e l'occupazione nel settore: appare irragionevole la scelta di promuovere un'iniziativa di formazione in un settore dove esiste già una abbondanza di offerta formativa. Quello che manca è semmai l'offerta di lavoro senza discriminazioni di età! In Italia esistono scuole di specializzazione in archivistica, archeologia, restauro dei beni culturali, storia dell'arte, corsi di laurea e master in discipline umanistiche; ma esistono soprattutto migliaia di specialisti formati all'uso di metodologie e tecnologie applicate ai beni culturali e alla digitalizzazione attraverso strumenti avanzati. Così come migliaia sono gli specialisti iscritti negli elenchi dell'ICCD (Istituto Centrale per il catalogo e la documentazione), delle Soprintendenze e della Direzione Generale per gli Archivi. Se il MIBACT è in possesso di lunghi elenchi di professionisti che da anni non ricevono incarichi, formare nuove figure di precari risulta miope e irresponsabile!

Domani quindi, sabato 11 gennaio, si terrà a Roma una manifestazione, per dire no ai '500 schiavi' che il bando creerebbe - pagati 3,50 euro lordi l'ora -. Appuntamento dalle 10.00 alle 14.00 in Piazza del Pantheon (qui la pagina Facebook della protesta). Non ci saranno solo archeologi, ma anche storici dell’arte, archivisti, restauratori...insomma, tutti i 'lavoratori dell'arte'.

A detta dell'Ana infatti piuttosto che valorizzare il Patrimonio il Governo avrebbe scelto di impiegare due milioni e mezzo di euro per un "dubbio tirocinio di formazione da parte del MIBACT". Inoltre sotto accusa è finito il limite di età - 35 anni - in quanto un "insulto". Doppio - come leggiamo sul blog della manifestazione:

E’ un insulto al Merito e alle Competenze degli under 35 perché il Ministero non può pretendere di reclutare professionisti laureati con il massimo dei voti e con competenze specifiche, come richiede il bando, e poi riconoscere un compenso offensivo, sotto forma di “indennità”.

E’ un insulto ai Professionisti over 35 perché, sulla base di un requisito anagrafico discriminatorio, ignora le competenze e il merito della generazione dei quaranta-cinquantenni, che ha già pagato un prezzo troppo alto per le politiche dissennate in tema di occupazione e lavoro degli ultimi anni e per l’assenza di buone politiche culturali.

Insultata è anche, conseguentemente, la Cultura:


Il Paesaggio e i Beni Culturali, testimoniando materialmente la nostra storia e la nostra cultura, rappresentano l’identità più profonda dell’Italia. E meritano di essere trattati con rispetto e dignità, esattamente come i professionisti che se ne prendono cura

E noi non possiamo che essere d'accordo con loro.

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