La protesta dei #500NO di Roma: l'impegno dichiarato dal ministro Bray sul web

500 No al Mibact. E' questo il punto cardine della protesta che si è svolta sabato 11 Gennaio 2014 a Roma, capeggiata da oltre 35 sigle come associazioni di archivisti, storici dell’arte, restauratori, antropologi. Il ministro Bray sostiene le ragioni della protesta.

La composta protesta dei #500NO due giorni dopo, lascia strascichi di delusioni e speranze. Il Ministro Bray che aveva accolto le richieste dell'Associazione Nazionale Archeologi di riformulare i criteri di selezione del bando del Mibact per un "lavoro" agli under 35 nelle attività di inventariazione e di digitalizzazione del patrimonio culturale, l'11 Gennaio ha espresso tutta la sua comprensione per le categorie che hanno preso parte alla protesta. Lo ha fatto lo stesso giorno con una dichiarazione sulla pagina ufficiale di Facebook:

Sono d’accordo con gli archeologi e i professionisti della cultura che manifestano perché da troppi anni non possono essere assunti, per tagli e blocchi del turn over. Mi impegno a portare la voce di chi manifesta al Governo: il MiBact e la cultura del Paese hanno bisogno di energie nuove

L'11 Gennaio a Roma la protesta ha unito 35 categorie diverse tra archeologi, archivisti e storici dell'arte e tutti coloro che operano nella cultura trasformati dalla crisi e dall'ignoranza sociale in "fantasmi dell'occupazione". Se i risultati del decreto " Valore Cultura" di Agosto sono stati questi, non possiamo che prenderne atto consapevoli che al di là dello sforzo, per migliorare la fruizione del patrimonio culturale è necessario un piano del lavoro costante e dinamico negli anni.

Parole consapevoli e ragionevoli quelle di Salvo Barrano, presidente dell’Associazione nazionale archeologi, alla guida della protesta:

Questo bando più che altro sembra un insulto ai giovani e alla cultura, perché non ha nulla a che vedere con la progettazione seria e scrupolosa che è compito del Ministero.

Continua Salvo Barraco con la richiesta di un pieno riconoscimento professionale:

In Italia chi si è lungamente formato per lavorare in questo settore non vede riconosciuto il proprio lavoro. La Carta è stata approvata nel 1948 e dall’istituzione del Ministero dei Beni culturali sono passati più di 30 anni, è urgente che lo Stato dia un riconoscimento pieno a queste figure professionali che ogni giorno, con passione, si prendono cura del nostro patrimonio nazionale. Occorre mettere al centro della politica il settore dei beni culturali.

La protesta inoltre, va contro la paga stabilita dal bando che ammonta a 3 euro e 50 l’ora, per un mensile di 416,68 euro. Non sarà meglio chiamarlo tirocinio, anche in considerazione del fatto che alla scadenza dell'anno non si avranno prospettiva lavorative su cui contare?
Le premesse per chi non è a conoscenza delle lacune del settore dei Beni Culturali (di cui tutti parlano, ma pochi sanno davvero di cosa si tratti), sono davvero tante a cominciare dalla rarità dei concorsi banditi, dal mancato riconoscimento statale delle professioni, dall'inefficienza dei concorsi come quello indetto nel 2010 per 20 posti da Curatore d'arte (professione sconosciuta a molti) nel comune di Roma, tragicamente bloccato e di cui gli esiti sono un mistero. La necessità di essere riconosciuti come lavoratori fa sì che gli stessi giovani laureati under 35, partecipino a bandi come assistenti di sala o di biglietteria sperando di poter mettere a frutto le proprie specializzazioni e competenze in tempi migliori.

Se qualche decennio fa la Catalogazione dei Beni Culturali era una delle attività pratiche che insegnavano all'università per garantire agli studenti un'occupazione saltuaria, oggi è diventato l'oggetto di un bando nazionale dalla fine ancora molto precaria.

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