Murakami a Versailles, le provocazioni pop arrivano al Re Sole

mostra murakami

Dopo Jeff Koons a Versailles è arrivato Takashi Murakami, non mi stupirei adesso di vedere Marie Antoinette piroettare su pattini old-school nei fastosi saloni del palazzo, sarebbe molto ben intonata all'allure pop che ha penetrato questi luoghi negli ultimi tempi. La mostra è aperta dal 14 settembre al 12 dicembre 2010, nel Salone degli Specchi del celebre chateau barocco.

Murakami è difficile non amarlo; all'inizio studia l'arte tradizionale giapponese, ma presto viene travolto dalla fascinazione per l'estetica manga, e dalla sottocultura consumistica otaku in particolare, una caratteristica sociale ormai tipica e molto diffusa in Giappone.

Colori pimpanti e atmosfere da cartone animato sono il suo marchio di fabbrica, a cui ha sapientemente accostato una speciale analisi dei meccanismi commerciali; peculiarità per la quale più volte è stato paragonato a Warhol (qualcuno lo ha definito l'Andy Warhol giapponese), anche grazie a questo è diventato uno degli artisti più noti al mondo.
Gallery Mostra Murakami
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Lui però non amerebbe questo paragone con Warhol e la Factory, che sarebbero il simbolo di un'attitudine verso il lavoro totalmente differente rispetto a quella presente in Giappone.

Un articolo di Angela Vettese sul sito del Sole 24 Ore descrive questa mostra come il punto di incontro tra gli eccessi barocchi e le contraddizioni dell'arte contemporanea:

Assolutismo nascente e capitalismo avanzato mettono insieme i loro giochi di luce, entrambi tesi ad abbagliare. Versailles era nata per rinchiudervi una corte che non doveva disturbare il potere assoluto, dove le donne erano costrette a esibire scollature abissali di fronte a brocche in cui gelava l'acqua; le opere che vi arrivano oggi sono riletture sintetiche del mondo della vetrina, in cui il desiderio di essere notati per soldi, gambe o politica è tale che si è disposti a pagarlo con un ictus precoce.

Murakami a Versailles, come Koons prima di lui, ha suscitato sconcerto: siamo di fronte a una nuova tendenza nelle relazioni tra arte e spazio espositivo? Questa provocazione in fondo, è una delle tante sfaccettature nel prisma della sua creatività ammiccante, fatta di lustri oggetti giocattolo oversize e creaturine dagli enormi sorrisi: sarà per questo che ci piace tanto? Dice ancora la Vettese:

Il primo livello di comunicazione è un'attrattiva infantile, adatta al contesto urbano, fatta per l'usa e getta e ricopiata da successi planetari nell'ambito dell'inutile come il brand Hello Kitty. Lui stesso ha deciso di fondare nel 2001 un logo a cui corrisponde una fabbrica, la Kaikai Kiki & Co., dal nome dei due personaggi stile manga che si ripetono su dipinti, portachiavi, pelouche, sculture e prodotti singoli o multipli per portafogli a fisarmonica.

Giù, tra le fontane nel cuore dei giardini, il Buddha Ovale porge i suoi omaggi al Re Sole, chissà cosa si diranno...

Foto| Flavorwire

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