Graffiti e vandalismo, quando la polizia acciuffa i writer


La guerra ai graffiti non conosce confine. Sinceramente, quando si tratta di tag brutte e ripetute ossessivamente, senza rispetto per gli edifici e la città, sono pienamente d'accordo.

Soprattutto perché spesso a mancare è la cultura di base, l'attitudine critica o propositiva che sia, verso un gesto che, comunque vada, ha le sue ripercussioni nello spazio pubblico. Dico questo ancora prima di parlare di artistico/non artistico, legale/illegale.

Lo scorso sabato in California, a Fontana, non lontano da Los Angeles, tre adolescenti sono stati arrestati con l'accusa di aver causato un danno da 30.000 euro. Erano tre ragazzi di 15, 16 e 18 anni, da tempo individuati e seguiti dalla polizia tramite il Graffiti Tracking System, un database sui graffitari. Sono stati rilasciati sotto cauzione, pagata dai genitori.

È andata meglio qualche settimana fa a due ragazzi a Carugo in provincia di Como, beccati ad imbrattare in zona di Sant'Ambrogio, vicino alla riserva naturale della Fontana del Guerc. Le forze dell'ordine li hanno graziati, costringendoli a ridipingere di grigio e bianco la zona.

Certo è che la polizia fa fatica a discernere tra i taggaroli senza arte né parte, saturati dalla propaganda pubblicitaria e decisi soltanto ad occupare spazi per apparire e coloro che, attraverso lo studio e l'esperienza, rendono più belle le nostre città con la street art.

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