Newspeak: British Art Now part II. Alla Saatchi Gallery ancora nuovi artisti

Alla Saatchi Gallery è iniziata da pochi giorni la seconda parte della mostra Newspeak: British Art Now. Una galleria di nuovi talenti, selezionati dal collezionista Charles Saatchi, che è possibili visitare fino al 17 aprile 2011.

Come già era accaduto per la prima parte, anche questa non mi è dispiaciuta, a differenza di tanti critici che ora sembrano rimpiangere a fasi alterne, la YBA. I quali critici sostengono che sarà difficile trovare artisti simili per molti anni. Cosa probabilmente vera dal punto di vista statistico (se si considerano i pochi anni di distanza, tra l'altro nello stesso paese). Eppure io ho trovato diverse opere interessanti tra le oltre 150, presentate da parte di circa 50 artisti.

Alcuni di questi artisti non sono affatto nuovi, e si stanno già facendo notare nel mercato dell'arte. Ad esempio Maurizio Anzeri, con le sue fotografie ricamate; Alexander Hoda, con le sue sculture di animali di gomma; Graham Hudson con le sue installazioni decadenti; Tessa Farmer, con i suoi sciami e Anne Hardy, con le sue ambientazioni desolate, post-party. Altri sono praticamente sconosciuti.

La critica maggiore rivolta ad alcuni di questi artisti, è di esprimersi attraverso forme troppo convenzionali, utilizzando ad esempio il ritratto. In alcuni casi, i progetti sono davvero banali, simili ad esperimenti stile flickr. Ma nella maggioranza no. Mi chiedo quindi in generale, se non ci sia stata troppa assuefazione a Damien Hirst e ci si aspetti sempre, non dico il suo stile, ma la sua energia.

Nella mia lista immaginaria di opere da collezionare vorrei: il cavallo-cane (il cui muso è ricavato da una giacca di pelliccia) e la capra-bottiglia di Steve Bishop. La prima è una scultura che fonde anche oggetti ready-made, in cui ogni elemento ha un valore simbolico. La seconda prende invece ispirazione dalle bottiglie di profumo, che si fondono qui con la capra imbalsamata. A cui aggiungerei le pitture sbiadite di Maaike Schoorei e Nick Goss. Le opere cioè, che mi sono piaciute di più.

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