Ai Weiwei agli arresti domiciliari


Proprio in questi giorni il governo cinese sta facendo pressione su diversi stati europei, per far in modo che i loro rappresentanti non presenzino alla cerimonia di consegna del Premio Nobel a Liu Xiaobo, scrittore dissidente cinese condannato a 11 anni di carcere per aver protestato contro il regime di Pechino.

Oggi apprendiamo dell'arresto di un altro artista cinese, Ai Weiwei, l'autore dell'installazione dei 100 milioni di semi di girasole di ceramica alla Tate Modern. La notizia ha dello sconvolgente, se pensiamo che l'accusa rivolta contro Weiwei è di aver tentato di organizzare una festa per protestare contro la demolizione del suo nuovo studio di arte.

Lo scorso venerdì l'artista si sarebbe dovuto recare a Shanghai con il suo entourage per l'evento. Ma la polizia si è presentata nel suo studio a Pechino per convincerlo a non andare. Visto che con le buone Weiwei non cambiava idea, la questura ha emesso un'ordinanza per gli arresti domiciliari. Più di mille persone erano attese alla festa a Shangai, dove si sarebbe dovuto inaugurare uno studio costato quasi un milione di euro. Lo stesso studio a cui è stato notificato un avviso di demolizione all'inizio della scorsa settimana: la struttura sarebbe illegale perché priva di un permesso preliminare di costruzione.

Ma la cosa strana è che l'anno scorso era stato proprio il sindaco del distretto di Shanghai ad invitare ripetutamente Weiwei a costruire lo studio. Il vero motivo per cui è stato emesso l'ordine di demolizione è da ricercare nell'attività politica dell'artista, che già nel 2009 aveva subito un intervento chirurgico al cranio in Germania dopo essere stato picchiato dalla polizia nella provincia del Sichuan. Si era recato lì per supportare la causa di Tan Zuoren, un attivista imprigionato solo perché stava indagando sul misterioso crollo di migliaia di scuole, avvenuto durante il terremoto del Sichuan di maggio 2008.

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