Ho toccato l'orecchio di STELARC. Reportage dal Piemonte Share Festival [PART 1]

Anche quest'anno mi sono diretta a Torino perl'appuntamentamento annuale del Piemonte Share Festival con la new media art italiana e internazionale, e torno indietro con un raffreddore prossimo alla febbre. ma non importa, ne è valsa la pena.

Parti da quello che è stato per me il momento più bizzarro del Festival: toccare il terzo orecchio di STELARC. Ospite clou di questa edizione dedicata all'errore ("smart mystake", titolo riuscitissimo), il performer si è esibito in un talk in cui abbiamo ripercorso insieme a lui le fasi della sua carriera, a partire dal suo "corpo architettonico". Fra video e foto, lo abbiamo visto appeso a ganci e fili che gli trapassano la carne, in bilico su una piazza di Città del Messico, trasformare il suo stomaco in un "luogo" espositivo atto a ospitare una particolare scultura, azionare complessi esoscheletri, fare azionare il suo corpo da utenti in remoto per oltre 4 ore, impiantarsi un terzo orecchio sul breccio, una protesi carilaginea creata con la sua stessa materia biologica. Confesso di aver passato metà della conferenza lottando con l'orrore autentico di guardare quel corpo appeso pronto (per me) a lacerarsi in ogni istante...

Ma torniamo al mio personale incontro. La conferenza si è svolta presso il Museo delle Scienze il 6 novembre, molto pubblico, poco tempo per interazioni dirette. Per fortuna la cena con gli artisti e gli organizzatori del festival mi ha dato occasione di avvicinare questo straordinario performer. E non ho resistito: gli ho chiesto gentilmente di poter toccare quell'orecchio spinta da insano feticismo. STELARC non ha fatto una piega: piuttosto divertito, si è arrotolato la manica del maglione e mi ha lasciato giocare con il suo stravagante organo, rispondendo a qualche domanda che sul momento mi è venuto spontaneo porre.

Nel seguito le risposte e qualche riflessione sul suo lavoro.

[Nel video: documentazione dell'innesto del terzo orecchio]

- È una parte sensibile del suo corpo?

Sì assolutamente, ho una perfetta sensibilità: non è una protesi, ma un innesto vero e proprio con il mio corpo. Dobbiamo fare ancora dei ritocchi, in particolare una plastica che assicuri maggiore aderenza dell'innesto nelle parti peripetrali, qui vedi? (indica il padiglione dell'orecchio e e tira leggermente la pelle del braccio a mostrare il ritocco necessario)

- Il suo corpo architettonico. Qualcuno (uno sfaff medico, un ingenegnere, un architetto, non so!) le assicurava matematicamente che il suo corpo non si sarebbe lacerato?

(ride divertito) Non ho mai avuto la certezza matematica, c'è sempre un rischio, il che è parte integrante della performance. Diciamo che mi è andata sempre bene.

- Qual'è la cosa più rischiosa che le è accaduta durante le sue performance

Beh, l'unica volta che ho avuto un incidente è stato dentro una galleria. Camminando, sono caduto su un piedistallo: un taglio dal ginocchio alla caviglia. L'arte nelle gallerie può essere pericolosa... Detto questo, un momento di pericolo durante le mie performance in cui ho veramente rischiato è a Città del Messico. Mentre ero "appeso" a venti metri d'altessa su questa strada uno dei fili che mi teneva in equilibrio si è incastrato nella ruota di un'automobile. Per fortuna c'era molto traffico e un grande assemblamento di persona, così il conducente andava piano e un mio amico dello staff ha avuto il tempo di fermerlo. Altrimenti non so cosa sarebbe accaduto...

- E la più bizzarra?

Mi viene in mente sempre città del Messico. La perfromance non era esattemente "autorizzata". Così le autorità sono intervenute quasi immediatamente. Qusndo mi hanno tirato giù, il poliziotto mi ha chiesto i documenti (ero completamente nudo) e mi ha informato che la mia performance rappresentava un per pericolo il pubblico: bizzarro, no?
Ma ricordo anche un'altro episodio. Dopo l'innesto il mio orecchio si è infettato, un infezione seria e molto dolorosa. Sono dovuto andare di corsa all'ospedale. Quando ho spiegato all'infermiera il problema (un infezione al mio orecchio), mi voleva recapitare al reparto otorino. Le ho detto "questo orecchio", mostrando il braccio: la sola faccia dell'infermiera è valsa la mia andata all'ospedale.

Il tempo della conversazione è finito presto.

Le mie impressioni sull'orecchio.
Me lo aspettavo freddo, come un silicone. Ma è materia organica, come toccarsi il naso o il proprio orecchio, solo al posto sbagliato. L'orecchio è saldato alla carne e ai tendini, la pelle ci naviga sopra come un tappeto: da quanto ho capito il prossimo intervento di chirurgia plastica ha proprio l'obiettivo di assicurare l'aderenza dei tessuti. Inizialmente l'innesto era immaginato come un doppio orecchio sul cranio: l'equipe medica ha rifiutato l'intervento, in quanto ciò avrebbe causato una paralisi ai muscoli facciali e diverse conseguenze alquanto sconsigliabili. La scelta del braccio è avvenuta a seguito di un attento studio: una zona con poche terminazioni nervose, ottimale per l'intervento.

Le mie impressioni su STELARC.
Un uomo piccolo con la faccia vissuta. Occhi scuri e penetranti, una risata coinvolgente. Ama relazionarsi al pubblico in modo diretto e privo di filtri. Ama soprattutto raccontarsi, anche attraverso stralci personali del suo vissuto, e rifugge dal fastidioso complesso della star. Quando parla di se stesso (e del suo corpo) il suo racconto siventa freddo, analitico e spersonalizzato: sta parlando di un qualcosa di altro da sé, un materiale. Lo descrive esattamente come un pittore può parlare di una tela, di come ha usato il colore: questo effetto di de-personalizzazione e straniemento è fondamentale per l'equilibrio e conferisce valore alla sua opera. Sono felice di averlo incontrato di persona.

Qualche considerazione sul suo lavoro.
Se il corpo architettonico del primo STELARC, rimane forse l'aspetto più forte e conosciuto del lavoro di questo straordinario performer, il punto più avanzato della sua produzione artistica è per me l'idea (e la pratica) del corpo disseminato. Riporto un esempio di uso possibile dell'orecchio, citato durante la conferenza. L'inserto di mircro-tecnologie e microfono lo può trasformare in un punto wi-fi, quanto in un vero e proprio telefono cellulare. Pensate ad una performance nella quale diversi punti in remoto sono collegati all'orecchio e trasmettono materiale sonoro: un'istallazione meravigliosa dove il corpo diventa uno spazio pubblico di azione, disseminazione, pubblicazione...

To be continued...

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