Dopo il crollo di Pompei, quanti siti a rischio in Italia?



Il crollo della Domus dei Gladiatori a Pompei ha gettato nello sconforto molti italiani. Sembra quasi il simbolo di un paese non soltanto senza possibilità di andare avanti, ma anche incapace di preservarsi. Come era prevedibile, nei giorni successivi al crollo, nel mondo della politica si fa a gara a scaricare sugli altri le responsabilità dell'accaduto.

Il Pd con Di Pietro sta preparando una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro Bondi, il quale, difeso dalla Gelmini e da Sgarbi, dice che la responsabilità è della Sovrintendenza (peraltro nominata da lui ed oggi commissaroata). La stessa Ministra dell'Istruzione ha dihchiarato che sarebbe servita una gestione manageriale, ma dall'estero i giornalisti di The Guardian avvertono: “Per favore, non privatizzate Pompei!”. Nel frattempo, lo scrittore napoletano Erri De Luca, propone a mo' di provocazione di ricoprire nuovamente l'intera area di cenere, perché “non ce la meritiamo […] e in questo modo almeno potremo trasmetterla ai posteri”.

Un fatto è certo, la casa di Pompei, una volta di proprietà del gladiatore Marco Lucrezio Frontone, le cui vittorie e i cui amori erano rappresentati nei graffiti della facciata, non tornerà mai più come prima. Intanto in questi giorni molti altri monumenti del Belpaese sono stati inseriti nell'elenco delle opere a rischio instabilità dalla onlus Italia Nostra. Tra questi le 2 Torri a Bologna, la Cupola del Brunelleschi a Firenze e la Domus Aurea a Roma, che, come ricorderete, aveva subito il crollo di alcune gallerie secondarie lo scorso marzo e tornerà visitabile soltanto tra due anni.

Casa di Marco Lucrezio Frontone - Wikimedia

  • shares
  • Mail