Io sono il cine-occhio, Dziga Vertov

Una frase tradotta dal russo all'inglese all'italiano con un precario equilibrio linguistico: è Dziga Vertov (letteralmente in ungherese "vertice rotante"), regista sovietico d'avanguardia, teorico e maestro del montaggio, nel suo film-manifesto "Il cine occhio" del 1924. Lo stesso che lo renderà inviso alle gerarchie staliniste lasciandolo ad un lungo declino nel quale non smetterà di filmare. Insieme a questa frase lo ricordo con un suo film d'arte, il più celebre, "The Man with a Movie Camera" (film muto del 1929) che, attuale e originalissimo, ci mostra il coraggio e la capacità di scompaginare le grammatiche allora in uso e una splendida macchina da presa che da oggetto di osservazione ne diventa il soggetto.

"Io sono il cine-occhio [1]. Sono un costruttore. Ho messo te, che cho creato oggi, in una stanza straordinaria che non esisteva prima dell'attimo in cui l'ho creata. In questa stanza ci sono dodici pereti riprese da me in diverse parti del mondo. Ricomponendo insieme riprese delle pareti e dettagli, sono riuscito ad organizzarle in un ordine gradevole e a costruire attraverso intervalli, correttamente, un pezzo di film di senso compiuto che è la stanza."

"I am kino-eye. I am a builder. I have placed you, whom I've created today, in an extraordinary room which did not exist until just now when I also created it. In this room are twelve walls shot by me in various parts of the world. In bringing together shots of walls and details, I've managed to arrange them in an order that is pleasing and to construct with intervals, correctly, a film-phrase, which is the room."

Dziga Vertov
(Bia?ystok, 2 gennaio 1896 - Mosca, 12 febbraio 1954)

[1] Ho tradotto cine-occhio riprendendo la traduzione consolidata, anche se mi sarebbe piaciuta un'espressione con una sfumatura leggermente diversa: occhio-cinema. Detto ciò, non sono una traduttrice quindi perdonatemi la prosa non proprio elegante.

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