Arte o spazzatura? Un'installazione scambiata per un mobile da buttare a Padova

Spesso torno a chiedermi quale sia il confine tra arte e non-arte. Il parametro della bellezza o dell'interesse non funziona sempre. Se pensiamo che spesso molti pezzi abbandonati, assemblaggi spontanei o configurazioni casuali di oggetti nello spazio sono belli e interessanti dal punto di vista artistico.

Così torno spesso a darmi una risposta, provvisoria e incompleta, ma che comunque colma momentaneamente il mio dubbio. L'intenzionalità del creatore, dell'artista, di colui che anche solo nomina o evidenzia quella porzione di realtà per renderla più visibile e comunicabile. Questo è un discrimine che rende qualcosa un'opera d'arte. Nel senso la rende eventualmente interessante per l'opinione pubblica e commerciabile per il mercato. Ma niente vieta che la bellezza di un ferro arrugginito abbandonato in un campo sferzato dal vento abbia valore artistico, al di là dell'autorialità.

Questa lunga premessa mi serve per introdurvi ad un singolare episodio avvenuto due giorni fa a Padova. All'interno di Ram – Ricerche artistiche Metropolitane, per Artisti al Muro, alcuni autori erano stati chiamati a presentare installazioni nello spazio pubblico. Isabella Facco, 53enne padovana, ha proposto il suo Legg-io, un'installazione composta da un mobile e alcuni oggetti.

Nottetempo però gli addetti al prelievo della spazzatura l'hanno caricata come 'rifiuto speciale' e portata via, per destinarla al macero. Quando l'artista se ne è accorta ha subito riportato sul luogo una copia dell'opera, questa volta ponendola su un piccolo piedistallo e inserendo un'etichetta.

Come dire, l'arte viene riconosciuta come tale solo se indicata, solo se 'elevata' al di sopra delle cose, su un piedistallo... Alla fine della vicenda, cosa rimane? La Facco si sarà fatta un bel po' di pubblicità, ma, mi chiedo, non si pone il problema della comunicabilità del suo lavoro artistico?

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