We can do it!


Per riprendere il discorso che è venuto fuori commentando l'opera di Banksy There is no such thing as good publicity, mi sono ricordato di questo quadro in cui mi ero imbattuto qualche tempo fa. L'autrice, Gween Seemel è un illustratrice ritrattista di origini franco-iraniane-americane.

Mi ha colpito subito il modo in cui rilegge il manifesto originale del 1942. Allora la protagonista era la casalinga Rosie, il committente il War Production Co-ordinating Committee. In pratica si chiedeva alle donne di rimboccarsi le maniche e prestarsi ad effettuare anche lavori pesanti in fabbrica, per sostenere la produzione militare, visto che gli uomini erano per la maggior parte sul fronte. In epoca moderna questo manifesto è poi stato mis- o se vogliamo re-interpretato e fatto proprio dal movimento femminista.

Oggi l'operazione di Gween Seemel è quindi un ulteriore riutilizzo del manifesto, che essenzialmente associa la forza, i muscoli, all'immagine di una donna, assieme alla scritta We can do it! (Ce la possiamo fare!). Questa volta però la protagonista è una donna musulmana, probabilmente iraniana e la firma del “comitato promotore” in basso è Freedom Production Co-ordinating Committee.

We can do it! - Gween Seemel
We can do it! - Gween Seemel
We can do it! - Gween Seemel
We can do it! - Gween Seemel

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