Arrestati alla Smithsonian, con l'iPad facevano vedere un video rimosso

Lo scorso 4 dicembre 2010, dopo la rimozione del video A fire in my belly dalla mostra alla Smithsonian di New York, Mike Blasenstein e Michael Dax Iacovone, si erano recati all'interno del museo. Dopo essersi posizionati, hanno mostrato il video su un iPad appeso al collo di Blasenstein, mentre il compagno distribuiva volantini. Dopo poco gli attivisti anti-censura vengono fermati dalla polizia, arrestati, ed espulsi a vita dal museo. I due sono i primi ad utilizzare un iPad in una protesta pubblica negli Stati Uniti. Nel mondo soltanto un lituano li aveva preceduti.

L'8 dicembre Blasenstein e Iacovone annunciano l'intenzione di creare una galleria temporanea di strada, al di fuori della Portrait Gallery, per mostrare il video di David Wojnarowicz. A partire dal 13 gennaio porteranno un rimorchio per mettere in piedi una sala di proiezione mobile che funzionerà dalle 11 alle 19.

Linda St.Thomas, portavoce della Smithsonian, ha dichiarato che "il video può essere visto in circa cento sedi in tutto il paese”, sostenendo quindi che non ci sarebbe bisogno di riproporlo qui. Ma la questione riguarda comunque un pezzo inserito nel catalogo della mostra. Anche se nel caso di A fire in my belly dovremo parlare di 'pressione a livello di lobby', leggermente diverso dalla censura preventiva applicata a Blu, entrambi sono emblematici di una fase molto delicata che sta attraversando l'arte contemporanea negli Stati Uniti. Ad una mostra sulle differenze, si arriva a togliere un video di tematica queer, per un progetto espositivo sulla street art, si commissiona e si cancella un pezzo che parla (troppo) della guerra.

Arrestati alla Smithsonian, facevano vedere un video rimosso con l\'iPad
Arrestati alla Smithsonian, facevano vedere un video rimosso con l\'iPad

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