Sento TFP: trent'anni di aerosol art globale

Abbiamo avuto l'occasione di intervistare per voi un nome storico del writing di New York, Sento della crew TFP. Ad Amsterdam, grazie al collettivo Why Style, Sento ci ha raccontato qualcosa dalla prospettiva unica di writer attivo da trent'anni, membro di uno storico gruppo newyorchese che può vantare il primato raro di quasi quarant'anni di aerosol art ininterrotta. Sento ha presentato nei mesi scorsi il suo nuovo libro retrospettivo, edito dai veterani tedeschi di On The Run (vedete qui la scheda). Persona schiva ed estremamente gentile, Sento gira con una piccola camera analogica e non ha una vera e propria presenza online: un motivo in più per apprezzare le parole di un artista hip hop che a detta di molti non ha eguali nel panorama attuale. La foto è una dei suoi muri


Pane: quando, e perchè hai iniziato a dipingere pezzi?

Era il momento storico giusto per farlo, c'erano pezzi da tutte le parti, li vedevi già da piccolo e ti veniva voglia di fare lo stesso, già dalle elementari, disegnavi lettere e tutti inventavano nomi d'arte...

Shad: Come sei entrato nelle crew grosse?

E' stato molto tempo dopo, ci devi lavorare parecchio.

Shad: Quanti anni, quanti pezzi?

Non son mai stato il tipo da stare a contare i pezzi, ma direi che Case lo ho incontrato nel 1986, quindi circa un paio d'anni dopo aver inziato a dipingere i treni, ho incontrato brava gente strada facendo, sai come vanno le cose. Ero già amico di tutti i TAT, loro facevano una marea di roba, io stavo iniziando a far le mie cose. Facevo sempre tante foto, e son diventato amico con parecchie persone. Io mi limitavo a far le mie cose, a prendermi cura della mia storia. Ero CLOSE B'S, volevo solo dipingere i miei pezzi, così come avevo visto fare a chi veniva prima di me, gente come Lee, era normale spirito di emulazione, vedevi i grandi puppet, le produzioni di whole car, era tutta ispirazione che ti spingeva a voler fare lo stesso.

Pane: E così hai iniziato perchè a scuola tutti lo facevano.

Sì, era come il breaking: quando era veramente popolare, tutti ballavano breaking, anche se pochi hanno continuato e son riusciti a fare le cose in grande, c'era tantissima gente che usciva fuori di continuo, che sviluppava gli stili e voleva insegnare agli altri, perchè era roba che tirava forte.

Shad: E chi ti ha fatto entrare nei TFP?

Case 2, aveva visto quello che stavo combinando e mi voleva conoscere, un amico comune ci ha messi in contatto e abbiamo iniziato a parlare, poi man mano ad incontrarci sempre più spesso, a fare muri insieme in tutto il quartiere e a girare insieme, fin che poi abbiamo naturalmente voluto dipingere insieme anche dei treni.

Pane: In che quartiere sei cresciuto?

Son cresciuto nel North Bronx, già alle elementari mi son spostato più sù, man mano fino al North Bronx. Era cool, vicino a dove stavano i grandi maestri come Blade, vicino ai twos and fives. Vivevo proprio vicino al deposito e quando andavo a scuola vedevo i treni che uscivano dal deposito, dopo la scuola li vedevamo uscire per il servizio dell'ora di punta ed erano tutti dipinti di fresco, mi fermavo sempre un pò a guardare. Ho iniziato verso la quarta elementare, molto tempo prima di fare i treni già in classe disegnavo le mie cosette e

Nico: Come si decideva chi far entrare nella crew? Parlo dei TFP.

Quando uno ci lavora sodo, ti piace quello che fanno, è un tipo a posto... finisci per conoscerlo e girarci insieme, devo dire anche che è sempre positivo far entrare qualcuno di nuovo nella crew.

Nico: crescete ancora?

Sì, dico a Case quello che ho visto, quello che penso di questo e quello. A volte scopro che lui ha fatto entrare qualcuno che non conosco.

Shad: Quali sono i requisiti - stile o dedizione, cose così?

Non saprei dirlo, son sempre persone che dipingono, che hanno un certo stile, mi piace vedere persone che dipingono perchè gli piace dipingere. Non è gente che dipinge per due o tre anni e poi molla. So che tutti abbiamo una vita che deve andare avanti, la famiglia e tutto quanto... ma queste persone trovano il tempo di uscire ogni tanto per esser presenti, per far qualcosa di carino... magari si riuniscono, quando possibile, per far qualcosa di buono appena si riesce.

Shad: Son curioso di conoscere il tuo pensiero sulla scuola che si crea all'interno di una crew, con i maestri che insegnano uno stile caratteristico e simile tra tutti i membri.

Sì sì, Case ci mostrava un sacco di cose, anche io faccio vedere parecchie cose ad alcune persone, siamo sicuramente persone che amano esplorare gli stili. E' un pò come tutto nella vita: se vuoi che la crew sopravviva, non puoi limitarti alle due o tre persone che la hanno fondata, devi tramandare la conoscenza altrimenti la tua storia finisce e lo stile si perde via.

Shad: E' qualcosa di quasi obbligatorio il fatto di conoscere e usare lo stile della crew?

No, c'è un sacco di gente che manda avanti la propria storia in maniera personale. Man mano che poi la gente si incontra e impara uno dall'altro, vedi che gli stili si iniziano ad adattarsi reciprocamente. E' una cosa positiva, è questo il processo di apprendimento: ti unisci ad altra gente che la pensa come te e poi - "Cazzo, sta cosa non l'avevo vista", oppure "Proviamo qualcosa di questo genere qui" e viceversa anche gli altri vedono la tua roba e ne restano impressionati, prendono dei pezzi di stile e ci lavorano sopra.

Shad: Son curioso di sapere come la vedete voi, specialmente tu che hai viaggiato molto. Ci sono idee stilistiche che hai portato indietro a New York e che sono state accettate, che hanno attecchito? Perchè noi ad esempio, a Milano eravamo molto chiusi e molti rifiutavano tutto quello che si dipingeva in Europa, ci interessava solo seguire il wildstyle originale.

Sì, ciascuno ha contribuito alla sua maniera, tutti hanno una fase infantile poi una crescita e una maturità: quando passano gli anni, ti trovi un cuore di stili già sviluppati, cui hanno contribuito in molti nel corso del tempo. Magari negli USA sta iniziando ad affievolirsi in certe zone, ma vedendo cosa succede in Europa e nel resto del mondo, i writer americani si tirano su di morale, quasi non ci credono - la vitalità del fenomeno all'estero aiuta molto la dinamica americana, quindi è una cosa da giudicare in maniera positiva. Io non avevo la minima idea di cosa stesse succedendo in Europa, poi ho incontrato dei writer europei a New York e ci son rimasto di stucco: la vernice che avevano, come facevano le cose, i punti che colpivano... Wow! Mi è venuta voglia di vedere le cose con i miei occhi, e alla fine ci sono andato e wow, è una cosa che ha davvero preso vita, la gente ha trovato la propria maniera di dipingere.

Pane: Quando hai iniziato a viaggiare?

Oh non saprei, forse 89 o 90, mi sembra di esser andato in Germania con una pausa ad Amsterdam. Ovviamente volevo vedere i pezzi, dipingere anche io e conoscere le persone. Mi son reso conto che questi writer che venivano a New York a dipingere, era gente che faceva sul serio, non scherzavano, facevano bombing da professionisti, lavoravano puliti.

Il primo che mi ricordo è stato Neon da Monaco, poi dopo ho conosciuto Milk e Zebster, sempre nello stesso periodo, ma non è stato amore a prima vista: era ok ma non stiamo stati in giro insieme così tanto.

Ho incontrato un sacco di gente, ma senza sviluppare vere amicizie fin da subito. Poi ho iniziato a conoscere gli amici degli amici, e a viaggiare da solo. Poi son venute le jam, e sono iniziati ad arrivare gli inviti, così riuscivo a viaggiare un pò più spesso, senza dover pagare il biglietto dell'aereo, senza guadagnarci molto ma sempre con un pò di vernice da parte, l'occasione per conoscere nuove persone.

Nico: La scena europea ha cambiato la tua prospettiva?

Oggi come oggi è tutto un gioco nuovo, non solo in Europa. Puoi fare un sacco di cose online, acquistare il materiale, postare tutto sul web: fai un pezzo e senza muovere un dito, te lo ritrovi online da tutte le parti, anche se non vorresti. E' molto più facile oggi, la vernice è ottima, trovi i tappini, acquisti le fanzine e i video, tutto è lì pronto in un bel pacchettino col fiocco.

Nico: Non è più underground

Mah, certo che c'è gente che fa le cose underground e se la vive così e se ne sbatte altamente di tutto il resto. Ma certo per uno che inizia le cose son diverse: non è più necessario farsi tutta la scala gradino per gradino con fatica. Io ho imparato moltissimo grazie a quello che osservavo e ascoltavo, all'inizio non c'era molta gente disposta ad insegnarmi. Quando ho incontrato Case ero già un writer avviato per la sua strada, ero già capace e lavoravo con lui per migliorarmi.

Shad: Come vedi Internet e l'omogeneizzazione degli stili? Ad esempio, On the run è stata la prima rivista in Europa, e ha provocato legioni di writer in tutta europa che facevano lo stile tedesco, perchè quello vedevi e quello iniziavi a fare.

Sì son cose che succedono. E' lo stesso che succedeva una volta quando vedevi i treni, e rimanevi influenzato dalle cose che ti colpivano e che apparivano più di frequente. Ma ora è una cosa di massa, globale, non ti devi nemmeno spostare fisicamente per andare a vedere le cose. Forse è vero che vedi meno innovazione ma c'è sempre qualcuno che ragiona in maniera del tutto nuova. Un fattore importante è il tempo: le foto che vedi sono spesso bombing fatti in meno di mezz'ora, anche meno di dieci minuti, in situazioni molto radicali che non corrisponde a quello che succedeva a New York una volta. Per questo vedi poi cose semplificate, veloci veloci. Come writer, ti devi adattare: anche per me non è facile venire qui in Europa e stare nei limiti della situazione locale.

Pane: Mi ricordo che a Roma non eri mai il più veloce...

Sì certo, cerco sempre di prendermi un paio di minuti extra, ma non va bene provare a spingere troppo, diventa pericoloso e non è bello per il resto del gruppo.

Pane: Che episodi ti sono rimasti dal tour di presentazione del tuo nuovo libro?

Roma è sempre bella, anche se stavolta il tempo non è stato clemente, mi piace sempre. Bari è stato veramente fico, voglio tornarci d'estate quando fa bello, c'è gente simpatica lì, abbiamo fatto belle murate.

Shad: Quali sono i pezzi più belli che hai mai visto?

Mi piace un sacco di roba diversa, tanta roba anni '70 dei vecchi, magari non ricordo nemmeno tutti i nomi... ma se vedo le foto mi tornano in mente le colorazioni, le cose che mi hanno influenzato e che ho amato fin da bambino quando vedevo i personaggi dipinti e non sapevo nemmeno che si trattava di fumetti famosi - quando poi mi capitava di vedere gli originali anni dopo, "Caspita ma quello lo aveva fatto Lee! O Blade, o Mitch, o See". Mi ricordo la roba vecchia. T Kid ha sempre fatto roba fuori di testa, Tracy, Iz, tutti i writer di New York che mi hanno influenzato all'epoca.

Nico: Cosa ne pensi della scena dei treni merci?

E' ok, va bene continuare a farli.

Pane: Raccontaci qualcosa del libro

E' uscito nel 2008, ma in quel momento non avevo la possibilità di girare per presentarlo. Ora che è uscito il libro di Sabe, e quello di Ghost, l'editore On The Run ha organizzato il tour promozionale e mi ha messo dentro nel gruppo. Il libro copre la mia carriera nell'aerosol art, da quando ho iniziato a fare i treni fino al 2008. I testi sono di Ket, ci sono molte trascrizioni di conversazioni fatte con lui, basate su ricerche sue e con suoi punti di vista. E' un buon libro, per quello che costa ci trovi un sacco di roba dentro, l'editore ha deciso per un prezzo non alto. E' pensato per chi ha una passione per il writing, per il collezionista, per chi sta iniziando e vuol vedere qualcosa di diverso da quello che c'è in giro. Ho cercato di dargli un peso specifico elevato, anche se di natura sarei più portato a tenermi sulle mie: non sono un tipo che parla tanto, preferisco che sia il mio lavoro a parlare. Se ti piace ok, altrimenti, beh non è detto che sia per tutti.

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