Owen Maseko ancora in carcere in Zimbabwe. Ma la censura non cancella la storia

Owen Maseko - National Gallery Bulawayo

Un altro caso di censura nel mondo dell'arte. Questa volta andiamo in Zimbabwe, dove un'intera mostra alla Galleria Nazionale è stata posta sotto sequestro. I fatti risalgono alla primavera del 2010. Il motivo? L'artista Owen Maseko avrebbe insultato direttamente il presidente Robert Mugabe, la cui dittatura dura ormai da 30 anni nel paese.

La vera colpa di Maseko è stata quella di aver riportato alla luce fatti avvenuti poco dopo l'insediamento del presidente e più precisamente il Gukurahundi. Questo è il termine in lingua Shona che indica l'uccisione e la tortura di migliaia di civili nella regione del Matabeleland, un territorio a minoranza Ndebele dove risiedevano molti dei seguaci di Joshua Nkomo (President Zimbabwe), fautore dell'indipendenza del paese e principale oppositore di Mugabe.

Le vetrine della Galleria Nazionale sono così state ricoperte dalle pagine gialle di un giornale controllato dallo stato e Maseko è stato arrestato. Adesso l'artista attende il processo alla Corte Suprema. Ma gli sforzi del governo per seppellire la storia recente del paese, hanno invece avuto esiti opposti. La notizia ha fatto il giro del mondo e risvegliato la paura degli abitanti dello Zimbabwe.

Molti temono pressioni sul voto e nuovi episodi di violenza politica, come era successo nel 2008. Durante i mondiali di calcio in Sudafrica, il governo Mugabe aveva ufficialmente invitato i delegati della Corea del Nord. Proprio i nordcoreani infatti avevano addestrato ed equipaggiato la famigerata Quinta Brigata, che gli storici stimano abbia massacrato oltre 10.000 civili inermi tra il 1983 e il 1987.

Owen Maseko - National Gallery Bulawayo
Owen Maseko - National Gallery Bulawayo
Owen Maseko - National Gallery Bulawayo
Owen Maseko - National Gallery Bulawayo
Owen Maseko - National Gallery Bulawayo

  • shares
  • Mail