Poesia, pittura e arti di strada. In Egitto la protesta è creativa


Già a partire dalle rivolte studentesche del maggio parigino (1968 - “L'immaginazione al potere”), i graffiti e l'arte spontanea di strada avevano accompagnato e dato voce ai manifestanti. Dopo il 2001, con la nascita dei movimenti “altermondialisti” (Seattle, Genova, Firenze, Roma... fino alla May Day Parade di Milano) la protesta si è fatta sempre più creativa, includendo operazioni di guerrilla art e performance urbane.

Questa premessa era doverosa, perché credo che in qualche modo la libertà d'opinione e d'espressione si misurino anche dalle possibilità attraverso cui le persone possono manifestare il proprio pensiero. La protesta creativa quindi è un grande approdo, perché implica che le forme della rivolta sociale, dell'attivismo politico e dell'attivismo artistico, si sono mescolate e si possono ricombinare.

Ecco perché sono contento nel vedere che anche in Egitto, dopo le dimissioni di Mubarak di venerdì sera, i manifestanti hanno cominciato a portare per strada poster e cartelli che ripensano, creativamente, trenta anni di potere oligarchico. Caduta la pressione della censura, adesso la rivoluzione passa per le rose che le ragazze portano ai soldati, la satira, gli slogan, le scritte colorate, i concerti, le pitture e il teatro di strada. L'arte è da sempre uno strumento fantastico, capace di lasciar esprimere, a chi la pratica, la rabbia e la frustrazione per ciò che ha passato, e le aspirazioni per un futuro migliore.

Photo Credits Emilio Morenatti, Associated Press.

I muri di piazza Tahrir oggi parlano di amore e libertà. C'è chi mette in scena una commedia improvvisata sulla ferocia e l'avarizia del vecchio dittatore, chi legge ad alta voce poesie, chi disegna striscioni, manifesti e caricature. Una grande parata a cielo aperto a cui stanno partecipando anche i più giovani, i bambini, dipingendo coi colori l'inizio di un altro mondo.

Nata spontaneamente, oggi rimarrà e si arricchirà proprio come una vera mostra a cielo aperto. "Vogliamo dire a Mubarak di andare via, ma in un modo nuovo," dichiara Mohamed Mustafa, professione contabile, che è tra gli organizzatori della mostra.

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