La turbolenta vita di Caravaggio nei segreti dell'Archivio di Stato


Dalla mostra di documenti su Caravaggio all'Archivio di Stato di Roma, spuntano fuori alcuni particolari legati alla sua turbolenta vita. Le sue amicizie, le abitudini quotidiane, le risse frequenti e quei “fattacci” che lo condussero ad una condanna a morte da parte di Papa Paolo V.

Una vicenda biografica ricostruita attraverso i registri della polizia, le sentenze giuridiche, le pergamene dei tribunali. Documenti conservati in pesantissimi tomi e, grazie alla mostra, salvati da un inesorabile processo di rovina.

Le cronache del tempo riportano che Michelangelo Merisi era un uomo particolarmente irascibile e, come molti suoi contemporanei, viaggiava armato di pistola (uno dei primi modelli del tempo), spada e pugnale, senza un permesso scritto per ilporto d'armi. Caravaggio si vantava della protezione delle autorità ecclesiastiche, suoi committenti.

Furono dunque molti i contatti tra il Merisi e la polizia. Una voltà finì nei guai per aver tirato un piatto di carciofi in faccia a un cameriere in una taverna, un'altra la padrona lo aveva denunciato perché aveva fatto un buco nel soffitto del suo studio in affitto. Citato in giudizio e condannato per la vicenda, Caravaggio si recò nottetempo con un amico alla casa a lanciare sassi alle finestre.

Ma la rissa più grave in cui incappò fu quella del maggio 1606, in cui ha uccise un certo Ranuccio Tommassoni. La lite era scoppiata per un debito di gioco (non per una donna come si pensava prima d'ora) e, a seguito dell'assassinio, Caravaggio si dette alla macchia a sud di Malta e in Sicilia, dove ricevette nuove commissioni.

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