SKIN. A mortal work of art

Oggi vi racconto una storia di pelle e tatoo. Una storia disseminata sui corpi di migliaia di persone in modo indelebile. Una storia che considero un capolavoro di arte contemporanea e allo stesso tempo un libro meraviglioso.

Questa storia inizia nell'agosto del 2003 quando Shelley Jackson, la sua ideatrice/autrice/curatrice, lancia su Cabinet Magazine una call intitolata "SKIN. Author announce a mortal work of art" (il testo della call è leggibile a questo link). Shelley, artista e scrittrice, va dritta al punto sin dalle prime righe: per partecipare al suo lavoro bisogna esser disposti tatuarsi su una parte del proprio corpo una parola tratta da un suo racconto inedito. L'idea è semplice e dirompente: il racconto verrà pubblicato in questa modalità, direttamente e solo sui corpi delle persone. Nell'accordo di parecipazione sono infatti incluse alcune clausole specifiche: l'autrice si impegna non solo a non pubblicare la storia su altri media (cartaceo, televisivo, teatrale), ma anche a non divulgare a terzi il contenuto della storia. Chi decide di partecipare, dopo aver spiagato con una mail le proprie motivazioni ed essere stato accettato, ottiene in anteprima il testo integrale del racconto, impegnandosi formalmente ad eseguire il tatuaggio una volta ricevuta la parola scelta randomicamente da Shelley. Qualche numero di questa pubblicazione: nel corso di circa 8 anni solo oltre 10.000 le persone che hanno manifestato la volontà di contribuire a Skin; fra 1875 e 2095 quelle accettate; 1445 le parole spedite; 553 quelle tatuate; 646 quelle ancora da assegnare; 21.894 le mail ricevute in tutto dall'artista.

Recentemente, per il BAM/PFA - Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive, Shelley Jackson ha realizzato un sub-progetto Skin. A n ristretto numero di partecipanti è stato chiesto di filmare il proprio tatuaggio e pronunciare la parola assegnata. Con il materiale raccolto e riassemblato, un video-testo (e una storia) ex-novo ha preso forma, intrecciando in modo bellissimo tecniche di remix, cat-up e mash-up. Il ristulato è quello visibile nel filmato in alto: il progetto rimarrà esposto nella galleria online del museo dal 1 marzo al 31 maggio 2011.

Concludo con una riflessione. Skin si situa come opera a cavallo fra arte concettuale, performance, letteratura e net.art (nel senso specifico di networked art: espressioni artistiche partecipate, in rete). C'è infine un dettaglio che mi colpisce molto di questo lavoro: la Jackson ha fatto con i partecipanti un vero e proprio "contratto di edizione" (anzi di co-edizione) in cui sono specificamente considerati i diritti di distribuzione: il corpo è l'unico media consentito e questa storia la leggeremo forse tutta insieme quando e se il suo corpo disseminato di riunirà.

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