Magmart | video under volcano. Intervista a Enrico Tomaselli


Vi presento oggi una bella e corposa intervista con Enrico Tomaselli, art director di "Magmart". Un festival internazionale dedicato alla videoarte nato a Napoli che dal 2005 a oggi è riuscito man mano ad ingrandirsi, arrivando quest'anno a raggiungere un livello di partecipazione veramente notevole con presenze da tutto il mondo: 364 artisti, 51 nazioni, 550 video, 30 quelli selezionati dalla giuria.

Di Enrico, come ci raconta lui tesso, sappiamo che si è formato come graphic e poi web designer, ma che da bambino giocava nello studio di suo nonno scultore, fra attrezzi, argille e colori, mentre scendendo nel suo albero genealogico troviamo un bisnonno ritrattista. Se l'arte è un pezzo vivo dei suoi ricordi e della sua storia, il suo entusiasmo finisce per riversarsi tutto nei pixel quando inizia ad esplorare il regno digitale. Nell'intervista scopriamo insieme a lui tanti aspetti e sfaccettature di questo festival che ha ideato, accudito e "allevato": un lavoro che dura 9 mesi l'anno, intensificandosi quando arriva il momento della produzione. Non mi dilungo perché sarei meno incisiva di lui, preferendo lasciarvi alle sue parole.

Una riflessione. La cultura si produce e si rinnova grazie a persone che inseguono (e perseguono) uno slancio proprio, un'idea, anche senza poter contare su budget e grandi sponsorizzazioni. Molte iniziative nascono e muoiono per questi stessi motivi e a Magmart non posso che augurare tante altre edizioni, ricordandovi il prossimo appuntamente del 30 aprile al CAM - Casoria Contemporary Art Museum.

Buona lettura.

[Nella gallery: selezione di foto da alcuni lavori di Magmart 2011, gentilmente offerta da Enrico Tomaselli]

Magmart 2011





- Enrico Tomaselli: brevi presentazioni con i lettori.

Fondamentalmente, la mia formazione è nell'ambito del design. Graphic design, prima, web design poi - da una quindicina d'anni a questa parte. Però il mio imprinting è di tipo artistico, poiché la mia famiglia - a partire dal mio bisnonno, famoso ritrattista a cavallo tra '800 e '900 - ha espresso numerosi artisti, e da bambino giocavo nello studio di scultore di mio nonno.
Per varie ragioni, comunque, dopo il Liceo Artistico ho imboccato decisamente la via del design, e non ho più frequentato il mondo dell'arte. Con l'avvento dell'era digitale, però, il cerchio si è chiuso, e - soprattutto attraverso il video - ho ripreso ad interagire con l'arte contemporanea.

- Parliamo di Magmart: ci spieghi come e quando nasce l'idea? Da cosa hai tratto ispirazione per il il titolo?

Magmart nasce nel 2005, da una di quelle felici decisioni - quelle prese senza stare tanto a pensarci su... - che a volte ci accompagnano. Da un pò di tempo stavo interessandomi al mondo della videoarte, che cominciava ad essere presente anche su internet, soprattutto come strumento espressivo. Poi, appunto, mi sembrò decisamente affascinante, ed ad un tempo così possibile, l'idea di fare un festival dedicato proprio alla videoarte. Per una felice coincidenza, più o meno nello stesso periodo, alle porte di Napoli nasceva il CAM, Casoria Contemporary Art Museum, con cui ci saremmo fortunatamente incontrati, dando vita ad una collaborazione che continua tutt'oggi.
Il nome del festival (Magmart | video under volcano) nacque da una duplice considerazione: da un lato, cuore del progetto e del festival era la città di Napoli, che appunto si stende all'ombra di un vulcano; dall'altro, la videoarte mi appariva (e tuttora mi appare) una forma espressiva artistica carica d'energia, ribollente, ed al tempo stesso in continua mutazione. Magmatica, appunto.
La prima edizione fu un esperimento, anzi un azzardo. Ma andò strepitosamente bene (partecipano 123 artisti, con oltre 180 video), lanciandomi definitivamente in quest'avventura.

- 364 artisti, 51 nazioni, 550 video. Ci racconti i protagonisti di questa edizione?

Quest'ultima edizione ha segnato un balzo in avanti per il festival. Sono arrivati video da tutti i continenti, più che raddoppiando i paesi rappresentati, dalle prime edizioni ad ora. Il festival, quindi, è uno straordinario osservatorio sul mondo della videoarte mondiale, che (mi) offre la possibilità di una visione davvero ampia.
Da un lato, ad esempio, mi ha dato l'occasione di seguire la crescita artistica di alcuni autori, che partecipano al festival da varie edizioni - in particolar modo tra gli italiani, ma non solo. Dall'altro costituisce un'opportunità per cogliere degli indicatori interessanti.
I dati sulla partecipazione, ad esempio, oltre ad una significativa presenza di artisti italiani (106 su 364), segnalano una forte crescita dei paesi europei - Francia e Spagna in particolare - rispetto agli Stati Uniti, pure fortemente rappresentati.
Si rafforza la presenza dell'America Latina, che oltre una ormai storica partecipazione di artisti brasiliani, conta quest'anno 8 paesi dell'area. Mentre si affacciano l'Africa ed il Medio Oriente.
Si fa inoltre nuovamente interessante la partecipazione degli artisti cinesi, già abbastanza presenti nella prima edizione, anche in virtù di un lavoro specifico che stiamo facendo sulla Cina, a mio avviso una frontiera decisiva per l'arte contemporanea degli anni a venire.
Sotto il profilo più specificatamente artistico, questa edizione di Magmart ha fornito un quadro altamente positivo, non solo per una generale crescita del livello creativo, ma anche perchè cominciano ad emergere autori di grande valore, che davvero meriterebbero i riconoscimenti e la visibilità che si dovrebbe ai grandi artisti.
Anche su questo, stiamo lavorando.

- Prossima tappa, un appuntamento speciale al CAM: ce lo racconti?

Come dicevo prima, sin dal suo esordio il festival ha incontrato felicemente il CAM, Casoria Contemporary Art Museum – recentemente salito alla ribalta della cronaca per via dell’abile provocazione del suo direttore, Antonio Manfredi, che ha chiesto asilo politico alla Merkel, in polemica con il totale disinteresse delle istituzioni pubbliche italiane.
In effetti, il CAM è una realtà interessantissima, purtroppo pressoché ignorata dalle istituzioni. Cosa che, peraltro, lo ha preservato dai nefasti effetti che spesso si accompagnano alla presenza delle stesse – M.A.D.Re. docet.
Da sempre, il festival conclude il suo percorso annuale con una serata al Museo, nel corso della quale vengono proiettati i 30 video selezionati dalla Giuria, e che rimangono poi al CAM. É l’evento clou del festival, e rappresenta per noi un momento importante, nel quale da un lato abbiamo il momento di consacrazione dei vincitori, e quindi di massima visibilità per gli artisti, e dall’altro portiamo il nostro contributo affinché l’arte contemporanea internazionale si rapporti con territori, spesso degradati, che (anche) nel messaggio artistico possono trovare ragioni di riscatto.

- Qual'è secondo te la chiave del successo del Festival?

Le ragioni del successo sono, ritengo, varie - nel duplice senso di tante e diverse.
Innanzitutto, c'è ovviamente un dato oggettivo: la crescente diffusione degli strumenti digitali, consente l'avvicinarsi di un numero crescente di artisti a questo mezzo espressivo. Direi anche che, per quanto la videoarte paghi ancora - a mio avviso del tutto ingiustamente - una sorta di emarginazione dal mercato dell'arte, questa continua ad attrarre sempre più artisti proprio per la considerevole capacità espressiva.
Sotto il profilo soggettivo, credo che le chiavi per comprenderne il crescente successo, che ne fa oggi uno dei più rappresentativi sulla scena internazionale, siano fondamentalmente tre.
Innanzitutto, e legittimamente lo rivendico, un lavoro duro ed esteso, che si protrae almeno 9 mesi l'anno, e che nel periodo gennaio-marzo raggiunge livelli davvero impegnativi.
Una attenzione forte agli artisti, costantemente volta a favorirne al massimo la partecipazione, rendendola semplice e - ogni qualvolta si presenta qualche difficoltà - impegnandosi al massimo per risolverla. Sono loro il cuore del festival.
La scelta di offrire agli artisti la massima visibilità possibile, che non si esaurisce nel festival stesso - visto che, nel corso dell'anno, diamo vita ad altre occasioni espositive - soprattutto per quanto riguarda i 30 video selezionati dalla Giuria, che diventando parte della collezione permanente del CAM (un importante museo d'arte contemporanea, molto noto in Italia ed all'estero) trovano una collocazione prestigiosa.
Last but not least, abbiamo avviato un percorso collaborativo con altre realtà omogenee, che ci ha portato quest'anno a presentare brevi selezioni da altri 8 festival internazionali, ed a nostra volta a presentare una piccola selezione da Magmart ad Atene e Damasco.
Ma forse sarebbe più interessante rivolgere questa domanda agli artisti che hanno partecipato...

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