ReeDo - riusare per piacere. Intervista a Giampaolo Proni


Qualche giorno fa ho scritto un post su un progetto che con mia piacevolissima sorpresa ha coinvolto i lettori del blog: tanti "I like" su Facebook e diversi commenti: ReeDo - riusare per piacere.

Eccoci dunque con un intervista a Giampaolo Proni, come si definisce lui "il docente che ha avuto la folle idea di mettere in moto tutto questo... (assieme a Fethi, per dirla tutta). Come probabilmente molti di voi ricorderanno, Reedo ha appena inaugurato una mostra-evento presso lo store di IKEA Rimini. L'intevista è l'occasione per capire cosìè e come si è sviluppato il progetto, ma anche per saperne di più sulla mostra che ha riscosso un notevole successo, tanto che l'esposizione si è protratta fino a mercoledì 30 marzo.

Detto questo, vi lascio alle parole di Giampaolo e faccio i miei migliori auguri al team per le prossime azioni di cui li vedremo protagonisti. Vi invito infine a dare un occhio alla pagina dedicata allo staff: dà un idea molto concreta e tangibile di quanto ReeDo sia riuscito a coinvolgere realmente gli studenti ed è un valore enorme.

- Reedo. Come nasce e come si sviluppa l'idea. Partiamo dal nome, ci sembra interessante.

E' stato un lavoro di creazione collettiva e quasi tutto fatto in rete, usando il nostro strumento di lavoro, la piattaforma open source Moodle. Siamo partiti dal concept, e abbiamo fatto un brain storming tras tutti: docenti e studenti del workshop. Il concetto era ri-uso, ma anche valore estetico, perché facciamo moda, e un certo aspetto ludico. Ognuno proponeva dei nomi, e poi alla fine ognuno ha votato. E' il metodo che seguo sempre e funziona. "ReeDo. Riusare per piacere" ha vinto con grande distacco. Pensa che ReeDo ha un significato anche in cinese! Abbiamo sempre un gruppo di studenti cinesi nella nostra classe alla Magistrale in Moda.

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Mostra ReeDo presso lo store di IKEA Rimini






- I ragazzi sembrano i veri protagonisti del progetto: mi incuriosisce sia la loro risposta sia quella delle istituzioni. Non è banale riuscire a portare una lezione "fuori" dall'aula: come ci siete riusciti?

Non è stato veramente difficile. I colleghi mi guardano come uno un po' strano, ma la moda è un ambito nel quale la creatività è un obbligo, e comunque siamo una comunità abbastanza unita. Anche se insegniamo materie diverse, che vanno dalla Letteratura al design, dalla storia della moda all'organizzazione delle imprese.

- Parliamo di Reedo a IKEA. So che è difficilissimo convincere il cosso svedese a ospitare un evento: ci racconti come è andata?

Anche qui è andata con molta semplicità. Avevamo conosciuto Chiara Farneti, che si occupa del sociale per il negozio di Rimini, ad Ambiente Festival, e l'abbiamo contattata per sapere se IKEA voleva collaborare con noi per il workshop Designing the Sense 2011. Hanno accettato e così è nato ReeDo@IKEA. Abbiamo lavorato molto bene, con persone giovani e molto valide. Tra parentesi, Ambiente Festival probabilmente non si farà più perché Andrea Zanzini, l'assessore del Comune di Rimini che lo curava, è stato messo fuori dalla giunta. Avevamo collborato bene con lui. Pare che quando un politico è valido debba essere scaricato!

- La mostra ha riscosso successo: per chi non ci è stato, ci vuoi parlare delle due installazioni principali?

La prima, Tautology, era una capsule collection curata da ReeDo Couture, il team di sartoria del ri-uso coordinato da Cristiana Curreli, e aveva come vincolo di progetto l'uso (il ri-uso) di tessuti IKEA. Il tema scelto era appunto la tautologia come ridondanza, ripetizione. Hanno fatto dei lavori fantastici: c'è un paio di calzoni veramente splendido! Durante la performance, le ragazze indossavano dei capi finiti e nello stesso tempo terminavano altri capi. In diretta davanti al pubblico. Anche le loro 'divise' sono state create da loro stesse.
La seconda, BodyPlane, coordinata da Fethi Atakol, il direttore artistico del Workshop, sviluppava il rapporto tra un piano, un pannello bianco di 1m x 2, il corpo umano e alcuni oggetti IKEA. I corpi dei ragazzi e delle ragazze attraversano il pannello e creano delle scene con prodotti IKEA, su diversi temi. Una serie di questi pannelli poteva essere interpretata dal pubblico e le foto venivano fatte da noi e poi postate sul web.
Il gioco è rendere umano, divertente, un prodotto che oggi è il vero pop, non più il pop di Warhol della zuppa Campbell ma quello del design funzionale svedese. Credo che la simpatia italiana abbia contaminato bene la democratica e razionale forma scandinava.

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