Radiating Places: i graffiti di Pripyat a 20 anni dal disastro di Chernobyl [Nuclear Anxiety - 63]


Per questa domenica nucleare vi presento un progetto toccante. Siamo a Pripyat, città vicina a Chernobyl diventata dopo l'esplosione un deserto abbandonato, una città fantasma dove ogni segno di vita, umana è scomparso lasciando il passo ad un silenzio interrotto solo dal vento.

È qui che a 20 anni dal disastro nucleare un gruppo di street artist ritorna per lasciare una traccia, alla memoria e alla speranza. Su iniziativa di Vitali Shkliarou e Sergey Abramchuk, bambini al tempo dell'esplosione, il progetto prende forma: Radiating Places. Nell'ottobre del 2005 7 artisti da Mosca, Minsk e Berlino viaggiano verso l'area radioattiva. Sono Konstatin Danilov, Denis Averyanov, Ivan Malakhov, Kim Köster e Tobias Starke: useranno quei muri come una tavolozza e, ognuno con il proprio stile, con i colori o il bianco e nero, ci dicono che una nuova Chernobyl non deve accadere. I fatti, purtroppo, li smentiscono - ma non smentiscono la follia umana.

Vi lascio con una data: 26 aprile 1986. E con qualche numero: a Chernobyl sono morte 4000 persone per diretta conseguenza dell'esplosione; 5.000.000 di esseri umani vivono in zone ancora contaminate; miliaia sono quelli che ne subiscono ancora gli effetti sul proprio corpo a causa di malfomazioni, tumori, leucemie; il numero di tutti quelli che hanno riportato traumi a livello psichico non è calcolabile.

I numeri del Giappone li conosceremo fra 20 anni.

ps: "Nuclear Anxiety - 63" è il mio conto alla rovescia per il referendum. Da oggi al 12 giugno mancano sessantatre giorni.

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