Fra note e neuroni, la scala pentatonica di Bobby McFerrin

Certamente lo ricorderete per il suo celebre "don't Warry, Be Happy", ma Bobby McFerrin è un'artista e un mucisista straordinario di cui vale la pena indagare la produzione.

Girovagando on line ho scovato questo video del 2009 che vi ripropongo oggi come spunto di riflessione: McFerrin, invitato allo "Word Science Festival", ci mostra con una performance collaborativa spontanea il potere della scala pentatonica. Come potete osservare nel video in alto, senza preparazione alcuna da parte del pubblico e semplicemente muovendosi da un capo all'altro del palco ad evocare lo spostamento su un'immaginaria tastiera, il musicista riesce a creare un coro spontaneo senza dare indicazioni, se non la nota iniziale: il pubblico non sembra avere difficoltà alcuna a seguirlo, andare a tempo e miracolosamente persino a imbroccare le note all'istante.

Il panel, intitolato "Notes & Neurons: In Search of the Common Chorus", si interrogava su un tema interessante per l'arte quanto per la neuroscienza: il nostro modo di percepire e rispondere alla musica è culturalmente determinato o no? le nostre reazioni verso il ritmo e la melodia sono universali o mediate dall'ambiente? Non ho una risposta a questi quesiti, è ovvio: infatti la performance realizzata dall'artista con il pubblico può suggerirci sia l'icredibile familiarità del pubblico occidentale con la scala pentatonica, sia il potere quasi innato di quest'ultima. A voi trarre conclusioni o continuare a riflettere. Intanto gidamoci questo bellissim video.

A questo link altre improvvisazioni di Mcferrin durante il Festival.

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