Dopo l'arresto di Ai Weiwei, quale ruolo per l'arte contemporanea in Cina?


Dal suo arresto si susseguono ogni giorno le iniziative di protesta e sensibilizazione, on- e offline. Per molti versi la Cina non ha tratto molti benefici dall'arresto (17 giorni fa) dell'artista-attivista: ne ha sì impedito la mobilità, ma è tornata sotto il fuoco incrociato dei media e dell'opinione pubblica internazionale. Ai Weiwei non è uno qualunque e la comunità internazionale sa bene che il suo è un arresto squisitamente politico, anche se il governo di Pechino continua a sostenere di averlo punito per crimini economici.

Ma d'altronde c'è sempre stata molta censura nella Repubblica Popolare Cinese: basti pensare ad Ai Qing, il padre di Ai Weiwei, poeta di matrice patriottica e nazionalista apprezzato negli anni '30 e '40 del secolo scorso, ma perseguitato come attivista di destra negli anni '50 e costretto ai lavori forzati in una fattoria per vent'anni. Oggi per molti versi gli artisti hanno molta più libertà creativa di allora, purché non sfiorino minimamente questioni legate alla politica. Esclusa la sfera politica (e quindi anche una bella fetta di quella 'sociale'), viene da pensare quale raggio d'azione rimanga all'arte contemporanea in Cina, se non quello di “appartarsi” nei territori della contemplazione, in un atteggiamento "sornione". Ecco perché l'arte contemporanea cinese va forte sul mercato, perché gli artisti sono dei manager, non certo degli attivisti.

Il caso di Ai Weiwei è però quello di una scheggia impazzita: lui fa muovere centinaia di collezionisti dalla Cina a Londra che pagano milioni di euro alle aste di Sotheby's e al contempo critica apertamente alcune scelte politiche del governo cinese (locale o nazionale che sia). Non stiamo parlando di ideologia, ma di vere e proprie denunce: come l'appoggio di Weiwei ad un'inchiesta sulla mala-edilizia, per la morte di cinquemila bambini a scuola per il terremoto del 2008 in Sichuan.

Ecco perché sono con gli attivisti che erano a protestare con lui la scorsa domenica a New York e hanno organizzato un 'global sit-in' davanti alle ambasciate cinesi nel mondo dal significativo titolo 1001 Chairs for Ai Weiwei, che riprende il progetto Fairytale, realizzato dall'artista a Kassel nel 2007. Per scoprire le campagne di protesta passate e seguire quelle che ci saranno (a proposito, sapete se in Italia è stato organizzato qualcosa?) seguite i report su Hyperallergic.

  • shares
  • Mail