Tre cose da non perdere alla Biennale: The Future of a Promise, Exhume to Consume, BYOB

Posto che chiunque passerà alla Biennale (io purroppo non sarò là per l'inaugurazione e non so ancora come mi organizzerò nel prossimi mesi/giorni) credo passeà a vedere il ciclopico (ben 4.000 mq) e chiacchieratissimo Padiglione Italia firmato Sgarbi, ecco tre cose che a mio parere meritano di essere viste per motivi differenti.

"The Tuture of A Promise" è l'evocativo titolo scelto la più grande mostra pan-araba presentata a Venezia. Con 25 lavori commissionati ai più rilevanti artisti dell'arte contemporanea del mondo arabo, la mostra ha una particolare rilevanza, simbolica oltre che culturale e artistica: i recenti sconvolgimenti, le rivolte e le proteste che hanno segnato il Medio Oriente nell'ultimo periodo, rendono infatti il tema del futuro e di ciò che "promette" decisamente centrale. La cultura visuale, in un mondo sempre più distaccato dall'impegno politico e sociale, può rispondere a questi avvenimenti e alla "promessa" in essi contenuta? È questa la domanda centrale che si pone la curatrice Lina Lazaar. A rispondere con le loro opere (sculture, fotografie, quadtri, performance, installazioni, video) sono stati Ziad Abillama (Lebanon), Manal Al-Dowayan (Saudi Arabia), Ahmed Alsoudani (Iraq), Ziad Antar (Lebanon), Ayman Baalbaki (Lebanon), Lara Baladi (Lebanon), Fayçal Baghriche (Algeria), Yto Barrada (France), Taysir Batniji (Palestine), Abdelkader Benchamma (France), Ayman Yossri Daydban (Palestine), Mounir Fatmi (Morocco), Abdulnasser Gharem (Saudi Arabia), Mona Hatoum (Lebanon), Raafat Ishak (Egypt), Emily Jacir (Palestine), Yazan Khalili (Palestine), Ahmed Mater (Saudi Arabia), and Driss Ouadahi (Morocco), as well as three Abraaj Capital Art Prize Winners, Jananne Al-Ani (Iraq), Kader Attia (France), and Nadia Kaabi-Linke (Tunisia).

“Exhume to Consume” è la solo exhibition dedicata all'artista Steven Shearer dal Padiglione del Canada: un doppio invito perchè a quanto pare il Padiglione in sé è rilavante dal punto di vista dell'allesttimento e dell'architettura. La mostra, inaugurata oggi, consiste in una selezione di 12 dipinti, 81 disegni (la maggiorparte dei quali mai esposti) alcune sculture e un libro unico contenette 127 poesie. Ma il pezzo più interessante della mostra è un murale di nove metri di altezza integrato nell'architettura del Padiglione a formare una falsa entrata grazie ad una struttura simil-capannone, tipica della produzione di Shearer. Sulla monumentale faciata campaggia una poesia scritta dall'artista usando il vocabolario della musica Black/Death Metal, evidentemente tesa a provocare il visitatore. Filo conduttore della mostra il dissenso e l'alienazione sociale, la vulnerabilità dell'essere umano e la sua relazione con l'esterno.

Infine "BYOB - Bring Your Own beamer", evento festoso parte del Padiglione Internet aperto per la prima voltà l'anno scorso da Milton Manetas, come forse qualcuno di voi si ricorderà. L'idea è semplice: gli artisti sono invitati a portarsi dietro un proiettore e un laptop e a trovare alll'interno di un'area determinata uno spazio per proiettare la loro opera. qualcosa di molto diverso da quello che siamo abituati a vedere (e a immaginare) alla Biennale, e magari potreste trovare un clima rilassato, amichevole e inclusivo (spero).

Infine il video sopra: mi è sembrato gusta lasciare spazio alla presentazione della curatrice della Biennale, Bice Curiger, per un quadro generale di contesto a queste suggestioni.

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